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Ginevra Di Marco - Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre

Etichetta Radiofandango   -   Voto: 8
Brano migliore: Amara Terra Mia

Ginevra Di Marco pubblica in questi giorni un nuovo disco nato come logica conseguenza del festival itinerante Stazioni Lunari, voluto e realizzato dal suo compagno Francesco Magnelli, al quale ha partecipato con grande coinvolgimento.
Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre è un CD di grande interesse che riscopre e ripropone undici canzoni popolari prese dalla tradizione di popoli ricchi di storia come Romania, Ungheria, Grecia, Portogallo, Bretagna, Messico, Cile e, ovviamente, Italia.

di Joyello

Un disco, il suo terzo da solista, da pura interprete dove è possibile ascoltarla alle prese con canti da festa paesana e allegri bivacchi che si mescolano ad amare ballate di emigranti ed emarginati.
Non ci sono canzoni famose o grandi successi del passato (con una sorta di eccezione che vedremo tra poco) quanto, piuttosto, pezzi di storia e di mondi dimenticati, densi di passione.
Si parte e si finisce in Sicilia: se le note di chiusura sono affidate al canto tradizionale Amuri, in apertura cè una commovente rilettura di Amara terra mia, una bella canzone interpretata nel 1973 dal suo autore Domenico Modugno che la scrisse, in collaborazione con Enrica Bonaccorti, per uno sceneggiato TV. Allepoca finì in Hit Parade; oggi non accadrebbe più, temo. Nemmeno con questo nuovo arrangiamento (di Magnelli e Piero Pelù) che, perfetto per le corde di Ginevra, la rende elegantemente rinnovata seppur riverente delloriginale. Ferruccio Spinetti al contrabbasso è un gigante.
Di Modugno cè anche Malarazza del 1976 che lautore scrisse ispirandosi a un lamento popolare siciliano del 1857 di Lionardo Vigo. Impossibile non ritrovarsi a canticchiarne immediatamente il ritornello.

Il canto dei Sanfedisti è una rielaborazione del canto antirivoluzionario delle bande del Cardinal Ruffo della Napoli del 1799 mentre la filastrocca La leggera, dedicata allomonimo treno dinizio secolo che trasportava i lavoratori stagionali dalla toscana alla maremma (così chiamato perché i viaggiatori erano talmente poveri da non avere bagaglio) rappresenta anche lunico altro brano dedicato alla tradizione italiana. Gli altri sono canti tradizionali estranei al nostro paese che, tuttavia, rimandano a similitudini sonore col nostro folklore (tarantella, pizzica e quantaltro) talmente evidenti da lasciare sbigottiti. Saranta Palikaria arriva dalla Grecia ed è una fedele trascrizione di un canto intonato dai partigiani indipendentisti nel 1820; Rumelaj è un canto gitano dei Balcani; Gracias a la vida è la canzone più nota di Violeta Parra, famosissima nella versione di Joan Baez (anche nella colonna sonora di Le Fate Ignoranti), ed incisa anche in italiano da Gabriella Ferri; La Martiniana è un tradizionale messicano; Les Tziganes attinge da un ispiratissimo Leo Ferrè e Le grand coureur è una cosiddetta chanson à vire, che i marinai bretoni intonavano girando largano.
Un bellissimo lavoro di recupero, sorretto da musicisti di primordine (oltre a Magnelli e Spinetti anche Andrea Salvadori a chitarre e tzouras, Marzio del Testa alla batteria e Nico Gori al clarinetto), che si affianca ai migliori dischi italiani di questanno e ci riconsegna una delle più meritevoli voci della nostra canzone.

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