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Giovanni Allevi: 'Gli alieni siamo noi'

'Gli Alieni siamo noi che con la nostra sensibilità, cerchiamo lampi di poesia tra le pieghe dell'esistenza quotidiana. Rifiutando l'omologazione, affermiamo con delicatezza la nostra unicità, facendo della vita un'opera d’arte. È la musica che ci permette di guardare il mondo con occhi nuovi, tanto da riscoprire l'incanto in ciò che ci circonda, fino a sentirci alieni circondati da alieni'. Visto il tono ampolloso, non possono che essere parole di Giovanni Allevi. Il prodigioso pianista è in tour per presentare il suo ultimo disco, Alien, uscito lo scorso anno. E parla col Giornale.

'Le composizioni del mio nuovo album sono nate nell'arco di diversi anni da idee ritmiche o melodiche che circolavano nella mia testa senza darmi pace - dice spiegando le genesi del suo ultimo lavoro – avevo bisogno di dare una forma a questa musica che aleggiava in ogni momento della mia vita, dalla quotidiana routine dei pochi giorni a casa alla movimentata e alterata condizione emotiva vissuta durante le performance nelle lunghe tournée. Ogni frammento aveva però una sua identità precisa che mi ha richiesto di confrontarmi con la sua natura per poter essere strutturato nel tempo'.

Mentre riguardo la sua personalità, la sua carriera e il suo lavoro, Allevi precisa non senza una punta di polemica nei confronti di chi continua a criticarlo senza sosta: 'Alien mi rappresenta in questo momento più di ogni altro aggettivo, nel descrivere l'assoluta esigenza di voler rimanere uguale a me stesso. Paradossalmente, essere sé stessi e volere con tutte le proprie forze continuare a esserlo può sembrare un gesto alieno presupposti e pregiudizi, sovraccarico di definizioni e informazioni. Per questo ho sentito l'esigenza di ribadire che, a volte, sentirsi inadeguato, deriso da una realtà performante e potente, può rappresentare un irrinunciabile desiderio di rimanere legati alla propria essenza: fragile, delicata, leggera ma coerente a sé stessa e per questo inattaccabile'.

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