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Giovanni Allevi - No concept

Etichetta: Ricordi - Voto: 7
Brano migliore: Come sei veramente
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E così un amico arriva e fa: senti questo disco qua. E io: sarebbe? Il disco di un pianista. E che disco è? Cè lui che suona il piano. E basta? E basta. E non canta? Non canta. E suona solo lui? Solo lui, lui e il suo piano. Che palle. Ma va. Ma lui chi è? Boh, uno, uno che suona, insegna, è laureato in filosofia. No, aspetta. Mi stai dando il disco di un pianista che non canta e che è laureato in filosofia? Tienitelo. Suonava con Jovanotti, cioè, per letichetta di Jovanotti. Ah, ma aspetta, io me lo ricordo un pianista che suonava prima dei concerti di Jovanotti, ai tempi dellAlbero. 20 minuti di solo piano, davanti a gente che aspettava questa è la mia casa e questo lombelico del mondo. E che non lha nemmeno fischiato. Dammelo un po, va.

E così da un mesetto sento questo Giovanni Allevi, di cui tutti parlano un gran bene. E vorrei parlarvene anche io. Ma mi mancano le parole. Non per scelta, come mancano a lui. A me mancano proprio. Che di classica, contemporanea, jazz e dintorni non ci capisco niente, e non saprei come parlarvi di un disco in cui cè solo uno che suona il piano.
A dire il vero le parole mi mancano anche in un altro senso, che già al primo ascolto pensavo che mancavano solo quelle in questo disco. Che è, contro tutte le aspettative, un disco di canzoni. Con il ritornello, la strofa e tutto. Mancano solo le parole. Almeno così sembrava a me.
E infatti le parole ho cominciato a mettercele io. Mentre lui suona, io improvviso. Dico due frasi, accenno un ritornello. Mi invento testi finti. A bassa voce ovvio, che mi vergogno. Che improvvisandole (e improvvisandole io) vengono un po naif, e invece servirebbe, che ne so, un Fossati, perchè a volte nelle canzoni di Allevi (ma posso chiamarle canzoni?) ci sono dei punti dove ci starebbe bene una frase di tre parole che spiega un amore. O una parola sola che ti apre uno squarcio su una vita e sulla realtà.
Io invece butto lì parole casuali, associazioni mentali, frasi appiccicate sulle note.
Cerco di capire che storia voleva raccontare, cosa si potrebbe canticchiare su un giro di note tristi o allegre.
Che poi non è che li si possa chiamare testi, sono solo accenni. Ombre di parole. Miraggi di frasi che intravedo tra le note. Un passatempo infantile per chi non è abituato a sentire un disco solo di piano e gli sembra che manchi qualcosa.
O forse il segno che le parole, in questo disco senza parole, in realtà ci sono. Stanno già nella musica. Me ne accorgo allimprovviso. A questo disco non manca niente.
 
tratta da Akille
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