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Gli U2 incendiano l'Olimpico

 di Marta Marrucco

Hanno scelto Roma per concludere il loro 360° Tour, che per la scenografia e non solo resterà nella storia della musica: gli U2 ieri sera hanno incendiato lo stadio Olimpico. Un concerto che definirlo tale è riduttivo.

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Bono, The Edge, Larry Mullen e Adam Clayton salgono sul palco - il cosiddetto 'artiglio', una struttura mai sperimentata in uno spettacolo dal vivo - con mezz'ora di ritardo, ma si fanno perdonare subito con 'Beautiful day', seguita dalla chicca 'I will follow': il primo singolo di successo della band, infatti, ultimamente è eseguita di rado nelle esibizioni dal vivo.

Dopo aver snoccialato i successi dell'ultimo album 'Get on your boots' e 'Magnificent', gli U2 passano ai successi del loro album più bello, 'Achtung Baby': sullo schermo circolare passano le immagini di una sinuosa sagoma di donna mentre Bono canta 'Mysterious Ways', e dopo la parentesi (se così può essere definita) adrenalinica di 'Elevation', si passa a 'Until The End Of The World'.

Dietro organizzazione del fan club italiano della band, migliaia di foglietti colorati si alzano in cielo formano la bandiera italiana, quella irlandese e la parola 'One'. La canzone in sottofondo è 'I Still Haven’t Found What I’m Looking For'. I membri della band sono visibilmente sorpresi, guardano lo stadio commossi, e Bono con la mano sul cuore lascia che sia il pubblico a cantare la prima strofa della canzone.

Lo spettacolo continua, tra gli immancabili pezzi classici quali 'One', 'Vertigo', 'Bad' e 'City of Blinding Lights', ma nella scaletta non mancano le sorprese che mandano in visibilio i presenti: 'In a little while', 'MLK', la commovente 'Miss Sarajevo' - in cui Bono interpreta anche la parte di Luciano Pavarotti senza sfigurare - e 'Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me', successo del '95.

Escluso Larry Mullen seduto alla batteria, Bono, The Edge e Adam Clayton si spostano tra il palco e la passerella circolare che li porta proprio in mezzo alla folla, una folla calorosa che li accoglie proprio come nel concerto dell ’87: sul mega schermo circolare durante 'Where the streets have no name' scorrono le immagini di quattro ragazzi, ora adulti, che guidano una trabant alle porte dello stadio capitolino.

U2 è anche sinonimo di impegno sociale: 'Radio Iran, can you hear me?' domanda Bono sulle note di 'Sunday Bloody Sunday', mentre il palco si tinge di verde – colore della rivoluzione - e sullo schermo scorrono le immagini dei cosiddetti ribelli alla dittatura iraniana. Come di consueto, 'Walk on' viene dedicata a Aung San Suu Kyi e alla sua lotta per la libertà in Birmania.

Nel finale, in cui Bono indossa una giacca luminosa, l’artiglio si illumina di bianco e sulla cima della gigantesca struttura gira una mirror ball che trasforma l’Olimpico in una discoteca. E' il momento solenne di 'With or without you'; poi il concerto si conclude con 'Moment of Surrender'. Dopo essersi inchinato per ringraziare la folla con i suoi compagni, Bono si avvicina al microfono e dice: 'Don't forget about it'. No, di certo chi c'era non lo dimenticherà.

Foto da La Presse

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