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Gomez - How to operate

Etichetta: Ato - Voto: 9
Pezzo migliore: How we operate, Chasing Ghosts with Alcohol

Fermi tutti è arrivata la primavera. Anzi no: è arrivata la prima vera grande sorpresa del 2006: i Gomez hanno pubblicato il nuovo album. Efermi tutti, sì, perché siamo al cospetto del miglior disco di indie rock uscito a tutt'oggi per quest'anno. E' vero, siamo solo ad aprile ma se qualche uscita riuscirà a superare in qualità e bellezza questo How we operate nei prossimi mesi, saremo di sicuro di fronte ad un'opera epocale.

Gomez, dicevamo, e nuovo album, dicevamo. Capolavoro, dicevamo.
Il quintetto di Southampton giunge al quinto capitolo (settimo se contiamo il live e la raccolta di b-sides) di una delle più belle discografia del rock inglese e l'impressione è quella che vengano superate le già altissime aspettative. Il disco, dopo la chiusura del gruppo con la Hut/Virgin, esce ai primi di maggio per la Ato di Dave Matthews e gode della produzione di sala di Gil Norton (artefice di alcuni capolavori del rock come, per dirne uno solo, Doolittle dei Pixies) al servizio di una manciata di canzoni leggere e affascinanti, con suoni puliti e scintillanti senza che la natura della band venga minimamente sminuita. Le belle armonie vocali a tre voci si appoggiano su terreni melodici ed acustici che rimandano a momenti di pace e di aria fresca.
Siamo nel mondo di un brit-rock di alto livello vicino, se vogliamo, a quello di David Gray (anche lui alla corte discografica di Dave Matthews) che, con Tom, il cantante di Gomez, condivide il cognome oltre che una certa similitudine timbrica. In passato avevo pure pensato fossero fratelli o quantomeno parenti ma non ho trovato mai notizie in merito.
How we operate porta con se la forza di una musica pop senza ambizioni eccetto quella di risultare immediatamente piacevole e solare.
Viene voglia di aprire la finestra e lasciar entrare la primavera. Seppure fuori ci sia vento e pioggia, questo è uno di quei dischi che riesce a migliorare l'umore con una ricetta semplice composta di ingredienti umili, di quelli che si trovano in ogni cuore: strumenti acustici (anche bizzarri come ukulele, banjo e balalaika), accordi minori ed eleganza compositiva serviti in un fresco letto di lavanda ed erika.
Insomma, il nuovo Gomez è quanto di più riuscito mi sia capitato di ascoltare negli ultimi mesi. Un album praticamente perfetto fatto di deliziose gemme sonore: dalla melanconica title track (già in circolazione come singolo), alla strepitosa Chasing Ghosts with Alcohol, dall'energica Tear your love apart fino alla quasi grunge All too Much e alla beatlesiana Woman! Man! nelle quali tutto il talento della band emerge in maniera prorompente. Un lavoro nel quale è quasi palpabile, per ogni traccia, l'ambizione a ricoprire il ruolo di evergreen , con suoni curatissimi e sontuosi ottenuti alla vecchia maniera, senza ausili elettronici o gingilli ultra moderni.
L'idea di partenza era quella di far suonare l'album come se si trattasse di un lavoro concepito e partorito nell'epoca in cui nelle sale di registrazione entravano autentici strumentisti con strumenti veri. E alla fine la maniera più semplice per ottenere quell'effetto è stata quella di utilizzare proprio quelle metodologie e quelle strutture per un album che abbina forma e sostanza in maniera elegante ed accattivante. Adatto a sonorizzare la vostra casa nei tiepidi pomeriggi primaverili ma perfetto anche per accompagnarvi in indimenticabili viaggi in auto, Soli o in compagnia che siate

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