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Grammy Awards, trionfo per Lady GagaBellum

Festa rovinata per Lady Gaga. Nonostante la sua ennesima trovata (ha sfilato sul red carpet dello Staples center di Los Angeles nascosta dentro un uovo gigante) il titolo di miglior disco dell'anno è finito ai canadesi indie rocker Arcade Fire, per il loro The Suburbs. Tuttavia, la vincitrice assoluta di questi 53esimi Grammy Awards rimane comunque la signorina Germanotta, che s'è portata a casa tre fermacarte di lusso: quello per il miglior album pop, la miglior performance vocale femminile (per Bad romance) e il miglior video (sempre per la stessa hit).

Aguilera, scivolone sul palco dei Grammy

Ma i giochi importanti, quelli che ruotano intorno ai 5/6 titoli principali, hanno riservato qualche sonante sorpresa. Non solo per il miglior disco ma anche per l'artista rivelazione: è stata la riccioluta jazzista di colore Esperanza Spalding, maestra del contrabbasso, a soffiare una statuetta che i media davano già per assegnata all'impubere Justin Bieber, celebratissimo teen-idol canadese. Tutti contenti, perfino gli spin doctor della Casa Bianca, che su Twitter hanno subito linkato il video dello show eseguito dall'artista, in tempi non sospetti, per Obama & co. Musica e politica, politica e musica. E come spesso accade, anche quest'anno i Grammys hanno riservato una certa dose di soddisfazioni al mondo country, attribuendo alla band dei Lady Antebellum, trio da Nashville (nella foto), il titolo di miglior canzone dell'anno per la bella Need you now e di miglior disco country per l'album omonimo. Alla fine, fra le altre categorie, il gruppo del Tennessee è uscito trionfatore assoluto, numericamente parlando, con cinque premi totali, seguiti appunto da Gaga, John Legend e Jay Z con tre riconoscimenti, per gli ultimi due artisti raccolti però fra le categorie secondarie.

E mentre Christina Aguilera cantava con una malata Arteha Franklin e Mick Jagger intonava una scatenata Everybody needs somebody to love in onore dello scomparso Salomon Burke, Eminem – accompagnato sul palco per Love the way you lie da una Rihanna che s'è poi scatenata in un numero piccantissimo – portava a casa un paio di premi, quello per il miglior album rap (Recovery) e per la miglior eseibizione solista rap (Not afraid). L'aveva detto, che nonostante le dieci nomination sarebbe uscito a mani (quasi) vuote. Il secco losco conferma di conoscere assai bene il mondo in cui sguazza da anni.

Fra gli altri grammofoni d'oro, da segnalare quello ai Muse per il Miglior album rock, quello di Rihanna nella categoria Miglior album dance con Only girl (in the world). A Bruno Mars, presentatosi con sette candidature, è andata la Miglior esibizione solista maschile per Just the way you are. Miglior album elettronico per La Roux. Infine, anche un pizzico d'Italia allo Staples center: il maestro Riccardo Muti, al quale è stato impiantato un pacemaker dopo i malanni delle scorse settimane, ha vinto il Grammy Awards per il Miglior album classico per il Requiem di Verdi diretto per la sua Chicago Symphony Orchestra.

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