Excite

Grinderman - Grinderman

Etichetta: Mute - Voto: 3
Brano migliore: No Pussy Blues

Non ho mai capito se le rockstar del passato che si dimenano sul palco, ammiccando sessualmente vestiti come teenagers, mi facciano più invidia o tristezza.
Propenderei per l’invidia, visto che io a 45 anni ho i reumatismi, la sciatica, la colite e perdo i capelli lavorando a una scrivania ma è inevitabile che mi facciano anche un po’ di tristezza, se considero che farebbero una figura migliore a prendere coscienza degli anni che passano per poi cominciare a curare le verze nell’orto, senza andare in giro a sculettare sul palco.

Il fatto che io pensassi la stessa cosa nel 1984 e che più di vent’anni dopo Mick Jagger stia ancora dimenandosi con una certa attendibilità, dovrebbe farmi riflettere. Forse ho torto ma, se la regola associata al mondo del lavoro vale anche per i privilegiati dello showbiz, allora Jagger se ne dovrebbe andare in pensione lasciando il posto a qualche giovane senza I suoi problemi di creatività o di crinoterapia.

Quando vidi Nick Cave dal vivo per la prima ed unica volta, era il 1984. Portava in tour uno dei dischi più amati dal me stesso giovane, Kicking against the Pricks. L’unica cosa che posso dirvi è che nonostante quello che pensavo all’epoca di Mick Jagger, il concerto di Nick Cave & The Bad Seeds non valeva neanche un pelo del culo dei Glimmer Twins.
Blixa era strafatto, non si reggeva in piedi. Cave stesso è entrato sul palco barcollante e, nel corso dello show per non doversi smentire, si scolò un’intera bottiglia di whisky.
La qualità dello show era sotto le scarpe. Tedioso, inutile, rompipalle, casinista e caciarone senza nemmeno essere divertente.

Giurai che non sarei mai più andato ad un concerto di Nick Cave e, sebbene mi siano state date garanzie da più parti che il Re Inchiostro con gli anni fosse migliorato (e ai suoi concerti si rischiasse di sentire musica), ho prestato fede alla mia promessa e non ho più speso un centesimo per vederlo suonare.

Con ciò detto ho continuato ad ascoltare e a comperare i suoi dischi. Anche i più recenti. Mi piaceva l’idea che m’ero fatto riguardo una sua personale maturazione artistico-umana che si allineava perfettamente ai miei sentimenti.
Il rock’n’roll è una cosa da giovani.
Dopo i 40 è difficile essere credibili in quell’ambito e chi se ne tira fuori, rinunciando anche a molte opportunità, ha sempre il mio rispetto.

In pochi possono permettersi il chiodo in età adulta, talmente pochi che si contano sulle dita di una mano. Poi. Diciamocelo francamente: Nick Cave non è mai stato nemmeno un grande innovatore.

S’è buttato nella mischia dei rock-blueser e, forte di un certo carisma, gli è andata bene. Quindi ho apprezzato la virata crooneristica dei suoi dischi più recenti (in effetti non è necessario buttarsi sull’orto: ci sono molti modi di fare il pensionato….) allo stesso modo in cui adesso reagisco con perplessità a questa sua ultima trovata.

L’ha chiamata Grinderman e a dargli manforte ci sono alcuni veterani come lui. Alla batteria c’è Jim Scalvunos dei Cramps (che c’era anche in quell’unico concerto che ho visto nel 1984), alla chitarra Warren Ellis dei Dirty Three mentre al basso suona Martyn Casey dei Triffids.
I nomi delle band d’origine dovrebbero essere piuttosto esplicativi mentre l’iconografia adottata fa il resto. Cave s’è fatto crescere due baffoni western che pareggiano in peluria l’inarrestabile stempiatura, gli altri tre non sono da meno e cercano di dimenarsi allo stesso modo di vent’anni fa producendo suoni e canzoni di pungente fragranza.

L’intero disco somiglia ad un raduno di vecchi cowboy ubriachi decisi a rimettere mano su alcuni strumenti musicali trovati per caso al bivacco. Il risultato è straniante, roboante e a tratti squassante. Il titolo del primo singolo estratto è “Il blues senza figa” che, qualunque cosa voglia dire, fa lo stesso effetto dell’intero album: per un po’ diverte, dopo due minuti è solo un po’ patetico.


musica.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017