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In fiamme il Bar Necci

Un cumulo di cenere e macerie, un vuoto incolmabile per gli abitanti del quartiere e l’amarcord di chi lì ha innumerevoli ricordi, ma specie quello dei cinefili: è tutto quel che resta nel Pigneto, a Roma, là dove sorgeva il bar Necci, un ritrovo che era ormai un’istituzione, sin dagli anni Venti. Uno di quei baretti all’antica, con le sedie in vimini, le cartoline e i quadretti della Campari scoloriti alle pareti, che le fiamme hanno strappato via alla storia del Pigneto e a quella del cinema Neorealista.

Si perché al bar Necci nientemeno Pierpaolo Pasolini (con aiuto regista Bertolucci) ci ha girato, negli anni ’50, alcune scene di "Accattone", la storia di Vittorio, ragazzo di borgata, che si fa mantenere dalla prostituta Maddalena, ma che incontra la fame, la galera, e la morte, inseguito in motocicletta dalla Polizia. E nei paraggi ci sono passati Claudio Villa e Anna Magnani, e tutti coloro i quali ancora oggi trovano nel Pigneto quella dimensione umana che Roma ormai quasi non ha più. La mano infame di un piromane ha messo fine alla storia del bar Necci, in una notte di Primavera. Ignoto ancora il movente dell’incendio (s’indaga se a scopo d’estorsione o per pura invidia nei confronti dei nuovi titolari), ma certamente di natura dolosa, in quanto gli investigatori hanno rinvenuto copertoni di gomma e stracci imbevuti di benzina.

Le fiamme hanno distrutto un pezzo di storia e un importante frammento della storia del Cinema. Oltre che le fatiche dei nuovi proprietari, il trentacinquenne Massimo Innocenti e lo chef inglese Ben Hirst, che avevano impiegato anima e corpo nella ristrutturazione del bar Necci due anni fa, nuovo sì, ma rispettando i canoni vintage e la sua meravigliosa anima pop. C'era un ritratto di Pasolini all'ingresso in stile Pop-art, ora che l'avevano rimesso a nuovo, e una foto di grandi dimensioni che ritraeva il mitico biliardo attorno a cui i frequentatori del locale si stringevano per giocare. Il biliardo non c’è più, è stato rimandato ai fornitori. Ma ora non c'è più anche tutto il resto, vecchi oggetti, tanti ricordi: tutto è ormai cenere. Condita dalla disperazione dei primi proprietari, i fratelli Pietro e Luigi Necci, che solo lo scorso autunno avevano ceduto il bar ma ancora ci andavano tutte le mattine, dopo una vita trascorsa assieme alla gente del Pigneto, che da Necci andava a bere un cicchetto, a giocare al biliardo o a carte.

Il Bar Necci, quando nacque, nel ’24, era l’unico punto di ritrovo in zona. Sede con gli anni ancche di due società di ciclismo, e memorabile punto di raccoglimento del poeta e registra friulano Pasolini, era la vera istituzione del "Village della Casilina", in un quartiere, il Pigneto, che da periferia low cost ultimamente sta evolvendosi in zona residenziale ideale per artisti, stilisti, registi vari e intellettuali, da borgata a ritrovo alternativo e multietnico, scenario di una nuova movida "decentrata" e alternativa.

Quale follia o assurda motivazione può condurre a compiere un atto incendiario del genere? Chi è il malevolo Nerone di turno? E’ certamente escluso qualunque movente di natura politica/partitica o razziale: anche il circolo anarchico è distante, perfettamente distinguibile dal bar, e nel locale non sono mai stati organizzati eventi "a rischio".

E’ rassicurante però l’ottimismo del titolare innanzi allo scenario devastante: "Il Bar Necci è assicurato, le strutture portanti dell´edificio non sono state danneggiate. Riapriremo presto." Per la gioia di chi vive nel Pigneto, specialmente di quegli "anziani straordinari", clienti storici che si danno appuntamento da Necci ogni mattina. E per chi sa che da Necci ancora si beve la Spuma Appia, di cui si vedono le insegne anche in Accattone, bevanda soppiantata dalla Coca Cola, e ritirata ancor oggi appositamente dal produttore originale, il signor Paoletti, direttamente da Ascoli. Necci tornerà più forte di prima, e allevierà ancora un po' la nostra nostalgia per gli anni Sessanta. Speriamo.

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