Excite

Incontro con i Mouse on Mars

Alla vigilia della loro performance nell'ambito di Dissonanze (altrove recensita), Excite incontra i Mouse on Mars, gruppo tedesco pioniere e alfiere dell'ondata digitale che sta investendo la scena musicale. Un'intervista "pregna", con una band che ha anche un'etichetta discografica, che non suona strumenti ma computer, fiera del non dover scrivere note per concentrarsi solo ed esclusivamente sulla ricerca dei suoni.

intervista realizzata da 
Zoro

Cominciamo dalle presentazioni.
Noi siamo un portale generalista e in quanto tali trattiamo un po' tutta la musica, da Britney Spears all'elettronica; buona parte dei nostri utenti non vi conosce.
Come vi presentereste ad un'utenza che ancora non ha avuto occasione di ascoltarvi?

Siamo un band sui generis che ha un approccio differente dai soliti clichè riguardo a tutto ciò che riguarda il significato del termine "musica". Noi utilizziamo e lavoriamo sulla struttura del suono, seguendo un nostro background e perseguendo una nostra prospettiva idealistica.
La musica riesce a realizzare quella sorta di ponte fra ciò che è idealistico ed astratto e ciò che invece è tangibile, materiale, umano.
I nostri brani, i nostri suoni arrivano direttamente a comunicare con la persona che ci ascolta, senza barriere.
Molte persone ci hanno indirizzato e classificato verso un genere definito "elettronico"; in realtà il nostro sound è libero da schemi, non ci piace essere etichettati o classificati in questo o quel settore, preferiamo restare fuori da certe catene.
C'è chi ci ha giudicati una doom-house band, o una kraut band o c'è anche chi ci ha associato ad una corrente post tecno music. Ho letto di critici che ci hanno inserito nella categoria "musica classica".
La cosa importante è che noi non ci sediamo a un tavolo a scrivere partiture per orchestra ma lavoriamo direttamente con i suoni in maniera tale da non dover tradurre le nostre idee su un pezzo di carta da passare poi ai musicisti. Il nostro è un lavoro diretto sul suono.
Lavoriamo così, anche dal vivo dove siamo a tutti gli effetti una band; a volte ci esibiamo solo in coppia come questa volta qui a Roma, a volte con più elementi.
Ci piace campionare suoni, miscelare beats e stili differenti tra loro. Tutto qui.


Voi avete aperto le porte ad alcune importanti collaborazioni nella vostra carriera... cosa hanno apportato al vostro sound?

E' vero, in carriera abbiamo avuto spesso la fortuna di lavorare con altri musicisti ma la collaborazione più forte resta quella tra noi due e ti assicuro che richiede tanta di quell'energia che non è semplice al momento trovare spazi per altri.


Suonerete a Dissonanze nella stessa serata dei Matmos. A loro non piace essere definiti musicisti, nè tantomeno artisti in quanto non suonano musica, non compongono note.
In considerazione del fatto che prima si parlava di approccio idelistico alla musica, non so se più complesso o più semplice di quello dei Matmos, per voi vale lo stesso ragionamento?

Agli esordi anche noi avevamo cancellato la parola "musicisti" dal nostro vocabolario poi però siamo cresciuti, siamo diventati più maturi ed ora ci troviamo più a nostro agio con certa terminologia. Diciamo che una sorta di definizione in questo senso ci aiuta anche a livello di comunicazione con gli organi di stampa e con le persone che ci ascoltano o che si interessano alla nostra carriera. E' più semplice farci capire. E' come quando ti presenti ai parenti della tua ragazza, cerchi di agevolare il tutto e di rendere l'incontro il meno complicato possibile.
Il discorso è lo stesso di un dottore che non ama definirsi come tale. Che fiducia può trasmettere al paziente una persona che non ha coscienza del proprio ruolo?
Ovviamente il significato della parola "artista" non ha la stessa valenza se si utilizza per i Mouse on Mars o per Britney Spears. Noi siamo artisti atipici, non ci definiamo compositori, non scriviamo musica come fanno tanti nostri colleghi di altri generi musicali. Il nostro lavoro consiste nel ricercare suoni ed è difficile riportare per iscritto una musica che non ha note.
In conclusione, a noi non interessa essere definiti artisti o meno di un genere piuttosto che di un altro, la musica digitale ti permette di spaziare ovunque, non conosce mai fine, è un processo creativo senza fine, i suoni che produce li ascolti ma non li puoi vedere su carta, è una nuova forma di musica, più fresca, creativa, vitale, un incedere costante che non conosce soste.
La cosa interessante è che tu devi ascoltare il suono, non "guardarlo".
Lavori su un suono e mentre lo fai in realtà non sai cosa sta per venirne fuori.


Il computer non è ancora considerato come uno strumento musicale, non viene normalmente considerato alla stregua di un violino o di una chitarra. Dal vivo è ancora difficile inquadrare un artista che compone le sue musiche su un computer. Come vi ponete di fronte a questa strana situazione?

E' una situazione migliore perchè ti permette di ascoltare davvero la musica che stai suonando nel momento stesso in cui la esegui. Quando suoni uno strumento classico, a corde o a fiato, non riesci ad immaginare te stesso mentre suoni, non riesci a sentire la tua musica perchè sei impegnato nei movimenti, nell'esecuzione fisica del brano, non ti stacchi da te stesso e il risultato che ne deriva è che resti fregato dalla tua stessa esecuzione.
Con l'elettronica tutto questo non succede, riesci a percepire meglio il suono perchè non sei impegnato in altre faccende, è il computer che lavora per te e tu puoi concentrarti solo su ciò che effettivamente stai suonando. Nell'elettronica c'è meno movimento, meno stress.


Come ci si sente ad essere considerati dei musicisti innovativi e all'avanguardia?
Le persone che vi seguono si aspettano da voi sempre grosse novità rispetto al passato. Con quale stato d'animo vi ponete di fronte alla necessità di trovare sempre un qualcosa di inesplorato, un qualcosa di originale?

La viviamo serenamente.
Ci fa piacere essere considerati degli innovatori, pionieri di una nuova musica, ma il nostro obiettivo è diverso dalla semplice ricerca della "stravaganza". Le aspettative che noi generiamo non sono il frutto di una scelta a priori. A noi importa solo la musica e non come confezionare il prodotto, siamo focalizzati solo sui suoni.
Quando credi fortemente nella tua musica e nei modi in cui decidi di suonarla non hai paura di nulla, neanche di fare delle stupidaggini. E' l'aspetto musicale che ci dà energia, il resto conta poco o nulla.
Il piacere di fare musica non deriva dal fatto di essere considerati musicisti d'avanguardia ma dall'ascolto dei nostri brani. Ovviamente fa piacere essere definiti come degli artisti originali o fuori dalle regole ma non è quello il fine che vogliamo raggiungere.
Il processo di formazione dei nostri pezzi non va incontro a nessun tipo di compromessi, non ha vincoli. Nei brani dei Mouse on Mars trovi veramente di tutto, elementi tradizionali, musica orchestrale, singoli rumori, ma non troverai mai un sound che percepisci essere stato realizzato per raggiungere un fine prestabilito.
Del resto non si può sapere che si sta realizzando qualcosa di nuovo mentre la stai facendo e non lo si può affermare neanche alla fine del lavoro.
C'è chi pensa che la musica classica sia finita con Beethoven, forse nel 20esimo secolo ce ne è stata altra, tipo Schoenberg o altri.... ma... John Cage è certamente la fine, non è stato detto niente di nuovo in tal senso dopo di lui. 
Ora dopo qualche anno si riascoltano i pezzi, si rivalutano alcuni microtoni, si capisce che  c'è ancor qualcosa sulla quale è possibile lavorare... insomma, la musica digitale è sempre frechissima, è superfresh!


Parliamo del fenomeno degli mp3 e della possibilità di scaricare gratuitamente musica dal web. Come vi ponete di fronte alla difficile convivenza tra internet e le case discografiche, dal momento che anche voi ne avete una (la Sonig, ndr).
Ad uccidere le etichette discografiche non sono gli mp3 ma l'uso che se ne fa di questo prodotto.
La musica è molto ramificata, differente, prende strade diverse, spesso divergenti ed il fatto che esista nella musica il mito della "one big band" o della grande star planetaria, non aiuta di certo, è un'impostazione da dinosauri. Britney Spears o Madonna come prodotti sono l'esempio di questa logica da dinosauri.
Se continuiamo così, in tempi molto brevi il range di scelta da parte dell'utente sarà molto più ristretto e di conseguenza fare musica sarà sempre più difficile per i gruppi emergenti e ancora semisconosciuti che verranno cannibalizzati dalle star del momento.
C'è anche un altro problema, quello della proliferazione incontrollata della musica in rete. 
Capisco che ci sono molte band che non hanno ancora neanche un album all'attivo e che vedono nei software P2P la loro unica posibilità di avere un minimo di visibilità ma questo comporterà inevitabilmente lo sviluppo di una illegalità difficile da arginare.
Se fai una ricerca su uno di questi software noterai che ci sono, non so, 400 canzoni dei Mouse on Mars, un numero assurdo di pezzi, ben superiore a quelli che noi abbiamo effettivamente registrato. Questo vuol dire che c'è gente che prende un nostro brano, lo remixa e lo rimette in rete. Alla fine troverai i nostri pezzi cantati da Madonna oppure altre band che registrano un loro pezzo e lo nominano come uno nostro per avere maggiore possibilità di essere scaricato.
Assistiamo ad uno sviluppo selvaggio della musica nel web, un sovraccarico di mp3 che rischia di far implodere l'intero sistema.


Però c'è anche chi i Mouse on Mars li ha conosciuti tramite un mp3 scaricato in rete e non attraverso un video trasmesso su Mtv. Non siete d'accordo?

Questo è vero. Il problema infatti non è scaricare un pezzo gratuitamente senza pagarlo ma l'amplificazione incontrollabile della scelta a disposizione della gente e dei prodotti effettivamente presenti sul mercato discografico. C'è talmente tanta musica registrata su qualsiasi supporto che la gente è disorientata e non sa più cosa comprare. Al tempo stesso c'è una crisi economica tale che la gente non ha più molti soldi da investire in musica, arte, libri, vestiti o addirittura cibo.


Secondo voi è giusto che il prezzo di un cd sia così alto oppure si deve fare qualcosa per abbassare i costi? Credete che questo possa riavvicinare la gente ai negozi di musica?

In Germania un singolo prodotto costa non meno di 15 euro, da voi anche di più. Ovviamente si deve provare ad abbassare i prezzi dei cd. Internet in questo senso è molto utile perchè permette alle etichette discografiche di avere un rapporto diretto con la gente, senza passare per altri canali; basta collegarsi al sito ufficiale e comprare on line il prodotto. In tal modo si può anche risparmiare. Come Sonig cerchiamo di tenere i nostri prodotti a prezzi bassi. Quando i nostri artisti suonano vendiamo i dischi ai concerti a circa 10 o 12 euro, possiamo farlo anche perchè non ci sono altre intermediazioni tra noi e il pubblico.


Sono andato di recente sul vostro sito ufficiale e l'ho trovato alquanto "bizzarro".
Non è semplice reperire informazioni a causa di una grafica molto accattivante ma poco immedita a livello di navigazione. Come mai questa scelta?

Riflette l'idea utopica che noi abbiamo di internet. Per noi navigare in rete deve essere un divertimento, un gioco che deve appassionare. Crediamo che la scelta di un sito diviso in categorie prestabilite, in numeri e cifre sia piuttosto noiosa e controproducente. Ci piace la multimedialità e odiamo il significato classico del termine "official site". Se vuoi avere quel tipo d'informazioni c'è il sito dell'etichetta discografica.


Ultima domanda: quanto vi ha aiutato la scena underground tedesca nell'emersione della vostra musica?

Ci ha aiutato poco, non come si potrebbe immaginare. Non eravamo pura techno, non eravamo pura sperimentazione, non eravamo pura accademia, eravamo nel mezzo tra tutto ciò.
La nostra creatività e lo spirito di innovazione è stato decisamente più apprezzato dal panorama elettronico inglese. Gli artisti inglesi preferiscono un approccio "bastardo" alla musica simile al nostro.
Comunque ultimamente i tedeschi hanno dichiarato di essere orgogliosi del nostro sound.


C'è dell'ironia nelle vostre parole?

Tu dici? (Risate, ndr.)

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