Excite

Intervista a Renzo Arbore

26 febbraio 2006

a cura di Biagio Picardi


Ha fatto dell'improvvisazione il suo cavallo di battaglia. Ha regalato qualità, intesa come slancio originale, a volte retrò, spesso surreale. L'hanno perfino proclamato profeta dell'altro: altra musica, altra radio, altra tv.
E se sul piccolo schermo lo si vede sempre meno, o a tarda ora come con il recente "Speciale per me - Ovvero meno siamo meglio stiamo", i suoi interventi lo confermano tra i grandi esperti del mezzo televisivo. Il settimanale Vero ha incontrato Renzo Arbore, 68 anni, foggiano ma "culturalmente napoletano", in occasione dell'uscita del suo ultimo doppio cd, "Renzo Arbore l'Orchestra Italiana at Carnegie Hall New York" e del suo primo dvd "Finalmente Live", certificati di qualità per una carriera musicale che ha riscosso successo in tutto il mondo.



"Renzo Arbore l'Orchestra Italiana at Carnegie Hall New York": un doppio cd che sembra un omaggio alla carriera...
Si. Diciamo che è una laurea. Ho sempre sognato di fare un concerto in questo locale mitico, la Carnegie Hall. Un vero tempio della musica classica dove si sono esibiti, come italiani, soltanto Carosone e Modugno. Era il posto di Toscanini e di pochissimi altri, tipo Frank Sinatra o Ella Fitzgerald. Un obiettivo raggiunto dopo aver girato il mondo con l'Orchestra Italiana, in una tourné che ci ha portato dall'America all'Australia, da Tokyo a Caracas, in tutti i continenti. Avevamo debuttato a New York con il Radio City Music Hall e ci piaceva tornare sul luogo del delitto per ottenere un successo ancora più strepitoso.
Da "Malafemmena" a "O sole mio", passando per "Reginella" e altri successi. Lei è foggiano ma napoletano d'adozione...
Beh, sono foggiano d'origine partenopea: mia madre è napoletana, mio fratello è nato a Napoli, mio padre ha esercitato la professione di dentista in questa città. Io ho studiato lì per ben sette anni, e ci vado sempre. E poi a me piace tutta la musica e, tra tutta, prediligo il jazz e la canzone napoletana classica. Il fatto che la gente la snobbasse e la ritenesse una cosa per vecchi mi faceva rabbia, mi chiedevo com'era possibile che gli americani continuassero a cantare "Summertime" e noi ci vergognassimo di "O sole mio". Oggi tutti riscoprono la musica napoletana, quando l'ho rilanciata io mi si criticava perche "Napoli non era piu quella". Un'enorme corbelleria, è come dire che l'America non è piu quella di "Summertime". La canzone napoletana classica ha un gruppo fortissimo di ammiratori, soprattutto quando è ben fatta, non è periferica è un po' internazionalizzata come la faccio io pur rimanendo sempre nella tradizione. Siamo a due passi da Sanremo. Nel suo ultimo cd c'è anche "Il clarinetto", un grande successo del Festival. Si ha ancora voglia di rischiare con delle canzoni un po' umoristiche, particolari?
Non so. Per rischiare ci vogliono personaggi coraggiosi, perchè la canzone umoristica, come altre opere dello stesso genere, è ritenuta minore. Il riscatto dell'umorismo è che rimane nella memoria. Pensiamo a "Tu vo'fa l'americano" o anche a "Papaveri e papere". In un contesto commerciale come Sanremo, le persone hanno paura a proporre canzoni così.
Lei a Sanremo dedicò anche uno scherzoso "Processo", con Lino Banfi e Michele Mirabella nei panni degli avvocati. Oggi condannerebbe il Festival?
No, perchè resta l'unico palcoscenico che lancia i giovani. Non ha più il merito di presentare il meglio della canzone italiana, e mi riferisco a Gino Paoli, De Gregori, Paolo Conte, Baglioni, Vasco Rossi e via discorrendo, però resta l'unica platea importante per i nomi nuovi. Tanto è vero che da lì e venuta fuori la generazione delle Pausini, dei Ramazzotti, Zucchero e più recentemente Alex Britti, i Negramaro, Le Vibrazioni. Per questo non lo condanno per niente: resta solo il Festival agli artisti di un certo spessore perchè le radio preferiscono colonne sonore d'evasione, canzoncine di consumo usa e getta che durano una stagione. Vincerebbe Banfi, allora, l'avvocato difensore...
Si, la nostra era una trasmissione molto scherzosa. E poi Sanremo è il nostro Carnevale di Rio, un evento televisivo: è sempre stato uno sfogatoio di gossip e chiacchiere. Temo però che, in un'Italia diventata tutta così, perda qualche colpo. Adesso siamo televisivamente tutti scatenati, politica compresa.
Ha vinto nel 2003 il "Premio Faraglioni" come "Profeta dell'altro". Altra musica, altra tv, altra radio. Si può dire che, mentre prima l'altro era l'originale, oggi l'altro è la qualita?
E' proprio giusto, è così. Con "Speciale per me... meno siamo meglio stiamo", in una televisione forte, ho proposto una trasmissione soft basandomi però sulla qualità. E non per fare una cosa retrò ma perchè penso che, prima o poi, si tornerà a una tv più elegante. In molti cercano sul satellite una televisione diversa, che non sia la solita menata delle solite facce, dei soliti bisticci, dei soliti argomenti. Molta gente che incontro mi dice, allargando le braccia: "Arbore quando torna, non se ne può più. Abbiamo perso la tv generalista".
"Indietro tutta" sarebbe perfetta come specchio della tv trash di oggi. Chiasso, liti, signorine scollacciate, corsa agli ascolti a tutti i costi...
Praticamente sfotteva la liturgia e la satira della televisione degli Anni '80 e '90, degli applausi a comando, della ruota della fortuna, dell'Auditel che saliva all'apparire del sedere di una ballerina. Nella televisione successiva a quegli anni non ho visto più vera satira.
E' stato anche un eccezionale scopritore di talenti: Benigni, la Laurito, Mirabella e tanti altri. La tv di oggi valorizza il talento? Ce ne sono di emergenti?
Ci sono soprattutto attori comici. Anche se io preferisco improvvisare e non amo chi fa ridere per professione. A fronte di questo c'è una carenza di presentatori nuovi e c'è una carrellata terribile di non talenti. In questo momento è più "la tv dei non talenti", di tutti, sembra che chiunque strepiti o balli male vada a finire sul piccolo schermo. E le nuove generazioni pensano di arrivare facendo i tronisti o quella roba lì. Ci vorrebbe, come ha detto qualcuno, la patente. La tv la faceva chi veniva dalla gavetta, dalla radio. Pensiamo alla generazione dei radiofonici, da Fiorello a Cecchetto, da Amadeus a Mirabella.
Ci può essere una piccola analogia tra Fiorello e lei?
Si, perbacco! Lui si diverte nel suo lavoro ed è molto vicino a me in quel senso lì, non recitiamo. Se ho fatto per tanti anni la radio e poi la televisione, e ancora continuo, è perchè mi devo divertire, non lo faccio da professionista ma da dilettante. E Fiorello ha questo stesso atteggiamento, specialmente alla radio. E' molto creativo: un personaggio di primissimo ordine.
"L'altra domenica", nel 1976, segnò l'ingresso del pubblico nella finzione televisiva. Adesso con il "Grande Fratello" e nipotini vari, è il pubblico stesso a fare tv. Le piacciono i reality?
Non mi dispiacciono, perchè a me piace la televisione. E i reality sono vera televisione perchè, al contrario di quello che dice qualcuno, la tv è veritè, non finzione come il cinema o programmazione come il teatro. Il massimo resta, per me, la candid camera: quando uno non sa di essere ripreso recita benissimo.
E se io le dicessi "meglio avere una moglie bella, ricca e fedele che una brutta, povera e traditrice"?
Questo è Catalano...
Siamo alla tv dell'ovvio? I reality sono ancora spontanei?
Alla lunga stuferanno perchè devono rinnovarsi. Oggi la gente vuole sapere le cose degli altri, interessa il privato. Poi cambieranno i gusti, e la gente dira "ma alla fine chi se ne frega?!". Quello che imputo ai reality sono i contenuti, sempre un po' bassi. Da tecnico dico che, forse, vanno fatti cos'; pero da artista mi piacerebbe che ci fosse un giornalista, un artista, un clarinetto di jazz, un professore universitario. Per me sarebbero piu interessanti. Per me, probabilmente non per l'Auditel.
La televisione è ancora un fenomeno aggregante?
Molto, è diventata come la scuola. Fa bene il Presidente della Repubblica a preoccuparsi per i giovani perchè s'impara sui banchi un po' e dalla televisione molto. Anche perchè c'è una grandissima offerta ed è giusto preoccuparsi per lo meno che non sia diseducativa. Si può conciliare la quantità con la qualità, ma bisogna far funzionare il cervello. Ora qualche segnale c'è: Baudo riconquista pubblico, le trasmissioni di storia vanno di più.
Una trasmissione che vede volentieri e una che non vedrebbe mai?
Vedo volentieri "La storia siamo noi". Il "Grande Fratello" adesso non lo vedo più, mi ha un po' annoiato.
Io e lei abbiamo una passione in comune: la Cinquecento.
Formidabile. Una delle cose che non si sono dette della Cinquecento e che guidarla è rilassante, perfino nel traffico cittadino. Eppure ci sono altre macchine moderne, sportive, belle... che però stancano. Io mi diverto quando la guido: mi intrufolo, parcheggio, vengo guardato con simpatia da tutti. E' una geniale invenzione italiana del Dopoguerra cosi com'è+ stata geniale la Vespa o la "Olivetti lettera 22". Noi italiani quando abbiamo fatto le nozze con i fichi secchi li abbiamo fatti funzionare, questi fichi secchi!
E una geniale invenzione dei nostri tempi?
I surgelati, per la verità. Stanno in tutto il mondo, però, dappertutto, mangi pure schifezze della cucina altrui. I nostri sono un'invenzione che risolve tanti problemi, sono riusciti a surgelare pure gli spaghetti o le tagliatelle al doppio burro.
Quando la rivedremo in tv?
"Speciale per me" dovrebbe essere replicato in base a un contratto verbale fatto con la Rai e quindi lo aspetto. Andrò a parlare in altre trasmissioni televisive di quest'album e del dvd "Finalmente Live", farò vedere momenti del concerto di Piazza del Popolo a Roma del 28 giugno del 2005, davanti a 150mila persone. Dopo gli album "Swing" e "Vintage... Ma non li dimostra" rilancerò l'Orchestra Italiana, il cui successo è coronato da questo doppio cd.

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