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Ivano Fossati - L'Arcangelo

Etichetta: Columbia - Voto: 7
Pezzo migliore: Danny

Devo dire che il Fossati più cupo e pensieroso è quello che mi piace di più. Il disco suo che preferisco è Macramè che rimane, a mio parere, la vetta massima raggiunta dalla sua musica.
La svolta iniziata col precedente Lampo viaggiatore che ha ne La disciplina della terra il suo momento di transizione, mi affascina meno. Anche LArcangelo, il suo nuovo disco, in alcuni episodi (fortunatamente pochi) suona quasi sbagliato. 


Limpressione che ho è quella di un Fossati che canta sul pezzo di qualcun altro, quasi a volerci convincere che il suo rock bambino soltanto un po latino possa ancora suonare con la dignità del tempo andato. Ecco, quando il cantautore si misura con cassa e rullante al suono di chitarre distorte, convince poco. E sempre il suo lato introspettivo, con melodie più leggere spruzzate di mediterraneo e di  pace, che risulta il più efficace.
Eppure tutto sembra una precisa scelta. Lassolo sgraziato di sassofono del primo pezzo in scaletta (Ho sognato una strada) ha il sapore degli anni 70, di quel rock naïf e grottesco che in quegli anni si suonava in Italia.
Lo stesso accade con la title track e con Cara democrazia (ritorna a casa che non è tardi). Entrambe hanno partiture un po fuori luogo (a sorreggere testi che appaiono didascalici e un po forzati nella direzione della canzone di protesta) e che finiscono per non convincere totalmente.
Poi invece, solo qualche pezzo più avanti, a stupire è proprio il modo semplice di Fossati nellarte della scrittura delle liriche, la sua capacità di mettere insieme parole per una canzone con straordinaria eleganza. Ed è emozionante sentirgli cantare proprio di questo in uno dei momenti più belli dellalbum, Il Battito (Parole incomprensibili siano le benvenute. Così affascinanti, così consolanti, non è nemmeno umiliante non capirle anzi, così riposante). Ed è grazie a queste capacità che nascono squisiti momenti di canzone italiana con la capacità di trattare argomenti difficili come emarginazione ed economia globale (La Cinese, un delizioso afro-reggae) o anche semplicemente di amore e sentimenti. Cè anche un bellissimo pezzo (Danny) che, su musica di Pietro Cantarelli, racconta con una sensibiltà strabiliante di un amore gay tra la quotidianità e le angoscie di una coppia di innamorati ai quali manca la possibilità di gridare il proprio amore (Nessuno sa e nessuno nemmeno capisce.  Nessuno vede l'amore, nessuno lo intuisce. Io nei tuoi occhi splendenti ci sto perduto nel mezzo e se accendessi unaltra luce non la vedrei). Bella davvero. Uno dei momenti migliori del disco.
Anche lapprentemente banale Lamore fa mette insieme frasi ad effetto sulleterno tema dei benefici dellamore con alcune delizie come Lamore fa crescere i capelli. E un pezzo talmente fragile che per mano sua fa miracoli ma chiunque altro potrebbe sminuirne lintenzione. E il guaio è che sembra sia piaciuta molto a Fiorella Mannoia. Aiuto!
In definitiva un buon ritorno per quello che, assieme a Francesco DeGregori, rimane uno dei grandi vecchi del nostro panorama pop e che ha, proprio come DeGregori, soltanto qualche sbandamento stilistico qui e la. Sbandamenti che ancora si riescono a perdonare di fronte allofferta di cotanta classe.

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