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Jacko, follie per il funerale. Il medico: "Vendevano i suoi peli"

Ultime, concitatissime ore prima della celebrazione in onore di Michael Jackson allo Staples Center di Los Angeles prevista per le 10 statunitensi, le 19 in Italia. Molti degli 11mila e rotti tagliandi per accedere all'impianto sono finiti nelle scorse ore all’asta su eBay con prezzi da capogiro: dai 5mila agli 8mila dollari(tra 3.500 e 5.600 euro). Ma anche di più. D'altronde a iscriversi alla "lotteria" per ricevere i tickets sono stati più di un milione di persone: di pubblico affamato ce n'è.

Intanto, in attesa dello show planetario per dire addio a MJ, la Repubblica ha intervistato ieri Arnold Klein, il primo a diagnosticare la vitiligine della popstar, di cui è stato il medico curante dal 1984. "Michael aveva la vitiligine. Io sono stato il primo a diagnosticarla e l'ho aiutato nel processo di sbiancamento della pelle, necessario per renderla più omogenea, senza chiazze. Ma dovevo avere a che fare con altri medici, e di molti di loro non mi fidavo affatto". E aggiunge: "Quando uno come Michael ti racconta che c'era del personale negli altri studi medici che raccoglieva i peli che gli radevano non per buttarli via ma per venderli - spiega il medico - sapevi che dovevi proteggerlo".

Guarda l'intervista inedita a Jacko

Secondo Klein "prescrivere droghe come Diprivan, o Propofol, che servono per provocare anestesia generale, solo per far dormire qualcuno, è criminale. Ero il suo medico ma sono diventato suo amico proprio perché cercavo di proteggerlo. E con Michael ho alcuni dei ricordi più belli della mia vita".

Il testamento di MJ

L'amico-medico non ha mai creduto alle accuse di pedofilia: "Nemmeno un secondo, Michael amava i bambini. E infatti il primo bambino che lo aveva accusato di molestie ha poi ammesso che era un'invenzione del padre che voleva scrivere una sceneggiatura. Tutti i bambini vogliono dormire a letto con i genitori. Michael glielo faceva fare". Klein martedì non andrà allo Staples Center. "Non voglio partecipare - dice, uno dei pochi a chiamarla col nome che un evento del genere merita - a una cosa che è diventata una follia collettiva".

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