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Jimi Hendrix ucciso dal suo manager?

La tesi è presto detta: sarebbe stato Michael Jeffery, l’allora manager di Jimi Hendrix, a uccidere il mitico chitarrista imbottendolo di pillole e facendogli bere fiumi di vino.

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A sostenere l'inquietante tesi, un nuovo libro intitolato Rock roadie che sarà pubblicato tra poche settimane. L'autore è James “Tappy” Wright, appunto uno dei roadie di Hendrix, quei personaggi che si occupano della cura degli strumenti musicali e dell'allestimento musicale del palco.

Il chitarrista, come noto, è morto a Londra nel settembre 1970, soffocato dal suo vomito mentre dormiva. Tuttavia, le circostanze specifiche del decesso non sono mai state chiarite del tutto.

Il roadie sostiene d’aver ascoltato la “confessione” del manager l'anno seguente, quando Jeffery, ubriaco, gli confessò d’essersi introdotto nella stanza d’albergo di Hendrix e di avergli fatto ingurgitare pillole e alcolici Il tutto, per un contratto in scadenza che li legava e che il chitarrista non aveva intenzione di rinnovare. Oltre che per un'assicurazione, del valore di 2 milioni di dollari, sulla vita del chitarrista. Beneficiario: proprio Jeffery.

Ho dovuto farlo. Jimi valeva più morto che vivo. Quello stro*zo stava per lasciarmi. Se avessi perso lui, avrei perduto tutto”, avrebbe detto Jeffery. Peccato che Jeffrey non possa replicare: è morto in un incidente aereo due anni dopo la “confessione”.

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