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John De Leo - L'intervista di Excite

John De Leo (guarda la gallery) è da molti considerato la voce più interessante del panorama musicale italiano dell’ultimo decennio. Una voce - strumento - ora calda, grave, ora acuta e graffiante – le cui fondamenta soul sorreggono un articolato percorso che spazia dal rock, al jazz, al be-bop, fino alla musica contemporanea. Cantante, compositore, collaboratore e promotore di innumerevoli progetti artistici non strettamente a carattere musicale; voce dei Quintorigo fino al 2005, dagli anni ’90 ad oggi ha collaborato con: Rita Marcotulli, Teresa De Sio e Metissage, Ambrogio Sparagna, Paolo Damiani, Stefano Benni, Banco del Mutuo Soccorso, Carlo Lucarelli, Stefano Bollani, Paolo Fresu Quintet, Danilo Rea, Furio Di Castri, Roberto Gatto, Enrico Rava, Alter Ego e Louis Andriessen, Nguyen Le, Gianluca Petrella, Gianluigi Trovesi, Alessandro Bergonzoni.

Domani uscirà il suo nuovo album: "Vago Svanendo", CD + DVD edito da Carosello. Il disco riconferma l’indiscusso talento di John De Leo; è un caleidoscopio di suoni raffinati che spaziano dal jazz alla contemporanea fino ad accenni pop che rendono in parte "più popolari" le sue nuove canzoni.



Facciamoci raccontare l'esperienza di "Vago Svanendo" direttamente da lui:

Allora John, partiamo “al contrario”, dal DVD: il bellissimo monologo di Alessandro Bergonzoni da te musicato e intitolato “Il concetto di Thelone (Il suono della parola muta)”, introduce l'idea del "telone del pompiere" su cui la parola cade e rimbalza. Qual è (se c'è) il tuo concetto di canzone in rapporto al monologo di Bergonzoni per te che ambisci ad essere "il primo cantante muto della storia"?
Cantante muto è una provocazione. Sono felice se riesco a farlo credere (risata). Il mio discorso sulla musica è ad ampio spettro. Parole, suoni, immagini. E’ così che nasce l’idea del monologo di Bergonzoni. Al di la della vocalità mi interessa l’aspetto compositivo della musica e ho deciso di musicare le sue parole. Il senso sta nella domanda che pongo ad Alessandro: io chiedo quanto il suono influisca sul significato. La risposta è che la teoria è una melodia, un concetto nel concetto. E chi più d lui poteva sintetizzare tutto ciò? Alessandro gioca con assonanze raffinatissime e le associa a continue scansioni ritmiche. E’ stato stimolante quanto difficile mettere in musica qualcosa che era già di per se musica.

Nel DVD sei protagonista di un cortometraggio che sintetizza le tematiche del cd. Come sei arrivato a Stefano Benni in veste di narratore?
Stefano Benni è un amico, e lo dico senza falsa modestia in quanto credo di conoscere le sfaccettature più profonde del termine. La nostra collaborazione è nata in modo naturale, appunto come nasce un’amicizia.

Passiamo al CD allora: la sperimentazione a 360° ti caratterizza da sempre, Tilt è una specie di rock and roll su una base ritmica di twist ottenuta percuotendo un clarinetto basso. Achille Succi, un fuori classe del clarinetto, in questo caso sfrutta il rumore ricavato aprendo e chiudendo le chiavi del suo strumento a fiato. Sperimentazione sonora quindi...il testo invece (e la crisi d’identità che sta al centro evidenziata dal sottotitolo pirandelliano) come nasce?
Tilt è il frutto di un lavoro faticoso. Il riferimento al "Fu Mattia Pascal" è, in questo caso, ironico. Il mio amore per la letteratura traspare forse in maniera più netta in altri brani. Di Pirandello però il pezzo “suona” la malinconia: si addentra in meandri melanconici che, ammetto, mi appartengono.

Effetti sonori innovativi: raccontami di "Freack Ship"… leggevo di un ventilatore…
L’effetto sonoro ricercato e ottenuto in Freack Ship è una versione artigianale del cosiddetto effetto “leslie” proprio degli organi Hammond per esempio: in sintesi si tratta di una ventola abbinata ad un cassone in cui far entrare il suono. I giri della ventola spezzano ritmicamente il suono creando l’effetto cercato.

Il "Bambino Marrone", prima canzone fatta con strumenti giocattolo! Più divertimento o problemi tecnici?
E’stato un lavoro estenuante. Mettere insieme svariati strumenti giocattolo, farli comunicare, adattarli alle esigenze di registrazione: tutte operazioni complesse che hanno prodotto grandi problematiche. Poco divertimento purtroppo, è stato un procedimento faticoso che, in itinere, non ha lasciato spazio a un'esperienza di per se divertente.

D'obbligo un cenno a "Big Stuff", canzone sui generis: 25 elementi dell’orchestra Toscanini di Parma. Com’è nata questa collaborazione e com’è stato lavorarci insieme?
Partiamo dal fatto che, di norma (specie nell’ambito della musica pop), le collaborazioni nascono a tavolino e se ne occupano gli organizzatori. Nel caso di Big Stuff e, in generale, della collaborazione con l’orchestra Toscanini di Parma è andata diversamente. L’idea di suonare insieme è stato il frutto di un comune sentire mio e di Gianluca Petrella che reputo il miglior trombonista al mondo (vincitore per due anni del prestigioso referendum del Down Beat nella categoria New Star ). Una collaborazione “nata jazz” (non pop ndr) grazie a un trascorso esperimento musicale che ha visto suonare assieme me, Petrella, Jon Lord (tastierista dei Deep Purple) e l’ Orchestra sinfonica Arturo Toscanini. Da qui l’idea di un pezzo con orchestra all’interno del nuovo album: l’idea era quella di unire la musica classica a un gruppo rock, spero di aver ottenuto un buon risultato.

Tu sperimenti in continuazione, con la musica,con le parole, con le immagini. L’esperimento è tale perché può portare a un fallimento, a un risultato non voluto. Una volta in cui le tue alchimie non sono andate a buon fine?
Non so…credo di non poter essere io a dirlo. Ho solo creato dei varchi di cui non vedo la fine.

Cosa aggiungere dopo una chiusa del genere? Un grazie e un sincero augurio a John per il nuovo album, nella speranza di incontrarsi di nuovo.

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