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John Patitucci, il maestro in scena

John Patitucci è un personaggio nel personaggio. Non è solo uno dei bassisti più capaci e competenti del pianeta ma è anche un uomo-artista dalle potenzialità illimitate e dai modi indiscutibilmente affabili, sempre con il sorriso sulle labbra, come se il jazz da lui suonato ed interpretato sia una cosa normalissima e alla portata di tutti.


a cura di Slug

John intrattiene il pubblico con i miracoli sonori che riesce a creare con le sue dita, con l'ovattato e confortante mondo che crea con il suo contrabbasso, sonorità che ti cullano nell'intimo, ti accarezzano e alla fine ti ipnotizzano. Il jazz non è musica, è un qualche cosa di più, è un'arte, è un modo di essere, una elite di sorprendenti personaggi che entusiasmano con il loro stile, con le loro paurose individualità che messe insieme regalano l'impossibile, l'irraggiungibile.
Patitucci e il basso, sia esso acustico o elettrico, sono due metà di una entità astratta, talmente bella e coinvolgente che non puoi non restarne incantato.
Il concerto dell'artista californiano è stato un successo di pubblico, accorso numeroso nella splendida location del "La Palma Club" per ammirare le gesta del bassista icona degli anni '90. Accompagnato nella sua esibizione dalle note calde e rilassanti del piano di Ed Simon, dal talento quasi irritante del batterista cubano Francisco Mela, dal fratello Tom alla chitarra e dalla vibrante voce di John Tomas, Patitucci ha eseguito alcuni brani del suo ultimo album "Songs, stories and spirituals", per poi pescare a piene mani da un repertorio ultradecennale fatto di jazz melodico, accenni di blues, afro-cubano e musica classica.
Di fronte ad un pubblico in religioso silenzio e sin troppo composto per l'occasione, Patitucci ha sfoderato due ore e mezza di assoli, chiaccherate con il pubblico e ricordi della sua amata Calabria, regione alla quale ha dedicato anche una canzone.
Complessivamente l'esibizione, divisa in due parti, è stata perfetta, senza una sbavatura, senza un accenno di incomprensione, trascinante e coinvolgente come da copione.
Nella prima fase l'artista americano ha dimostrato di saper dominare come nessun altro uno strumento difficile e "stancante" come il contrabbasso, regalando ai presenti un'interpretazione molto personale e libera, impreziosita da parecchie improvvisazioni. Nella seconda parte invece Patitucci, con indosso il suo splendido basso Yamaha a 6 corde, è stato più didattico, perfetto nell'esecuzione ma forse un tantino troppo "pulito". Per carità: si tratta di inezie di fronte a cotanta maestria...
Al termine del concerto, con un pubblico visibilmente soddisfatto e sazio dello show, John è tornato in scena da solo, regalando l'unico bis della serata.
Nonostante la stanchezza e l'ora avanzata, il suo contrabbasso suonava ancora come all'inizio della serata e all'uscita dal locale, tutti, ma proprio tutti i presenti avevano ancora in mente i virtuosismi del mago del basso, un maestro del jazz che per una notte ha fatto sognare un mare di discepoli.

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