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Jovanotti al Giffoni: 'Siete il meglio del paese'

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'È vero che viaggio molto ma se volete che vi consigli un posto dove andare vi dico Giffoni: siete il meglio di questo paese' Jovanotti è un fiume in piena e, il giorno dopo la fine della prima parte del trionfale tour estivo, arriva al Giffoni film festival per incontrare i ragazzi delle giurie e ricevere il Premio Truffaut.

'Siete fortunati ad essere qui – dice Jovanotti ai ragazzi del Festival - è un posto magico, la dimostrazione che al Sud si può fare qualcosa di grandissimo e di eccezionale, essere qui è un viaggio pazzesco, un'esperienza unica. Questo Festival va difeso e sostenuto ancora di più, va aiutato sempre, come diceva Truffaut è un festival necessario'.

Lorenzo Cherubini si confessa con i ragazzi della Masterclass e poi con quelli delle giurie e parla di tutto, a cuore aperto, senza sottrarsi alle domande più difficili. Racconta di come nascono le sue canzoni: 'Ci lavoro, ci lavoro tanto – dice - sono sempre acceso alla ricerca di suggestioni, a volte sconfino nella patologia, non stacco mai, c'è chi pensa che io sia pazzo. Ancora oggi, dopo 25 album, mi trovo completamente disarmato. Tutto l'amore che ho è nata da un semplice ritmo ma la verità è che mi impegno molto, quando mi metto al lavoro devo evocare i santi e sperare che arrivino. Quando una canzone funziona lo capisco subito, immagino le radio che la passano, la gente che la balla davanti a me ai concerti”.

Ricorda la prima canzone che ha composto: 'Ho sentito Rapper's delight dei Sugarhill Gang e ho detto 'questa la posso fare anch'io'. Sentivo De Andrè e mi piaceva ma non dicevo la posso fare anch'io'. Esalta le scuole pubbliche italiane che sono 'migliori di quelle americane' prima che un ragazzino gli chiede di Umberto, suo fratello: 'Era il più grande di noi fratelli – racconta - era pilota, quattro anni fa è precipitato con un aereo ed è scomparso. È il grande vuoto della mia vita. Mi ha insegnato ad amare la musica, mi ha coperto quando commettevo qualcosa che non andava, mi ha insegnato a fare il boy scout e a riparare le biciclette, è stato un grandissimo entusiasta delle cose che facevo. Prima lo sentivo ogni tanto al telefono, ora lo sento sempre, tutti i giorni'.

Un modo positivo di affrontare la vita anche se, spiega, 'l'ottimismo è una parola che non mi piace, non sono ottimista, sono Lorenzo Cherubini. Posso dire come reagisco alle cose, tendo in generale ad affrontare le cose per risolverle con uno sguardo positivo. Ma il successo di una canzone ha a che fare con l'autenticità che ci metti dentro, una canzone funziona non perché è ottimista ma perché è autentica. L'ottimismo o il pessimismo non sono un valore, l'autenticità è un valore'.

In sala Jovanotti ci arriva dopo una passerella fatta in bicicletta, tra i cinquemila ragazzi in delirio. Parla di cinema, il 'pane' di Giffoni: 'Le immagini per me hanno contato più della letteratura – racconta - da ragazzino non leggevo niente, anche oggi ragiono per immagini, sono un forte divoratore di cinema e internet'. Parla di Tree of life di Malick, dei 400 colpi di Truffaut, di Spielberg, di Comencini. Poi altri botta e risposta con i ragazzi: 'Non è importante che un artista abbia sempre successo, il solo frutto del lavoro è il lavoro stesso, il vero impegno del lavoro è l'impegno stesso'.

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