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Kabul censura Shakira

Che la musica fosse un tabu' all'epoca del regime dei Talebani è cosa risaputa. Era vietato ascoltarla e chi veniva sorpreso a farlo veniva frustato pubblicamente. Sei anni e una guerra dopo, poco è cambiato. Così Tolo Tv, l'emittente libera che il 15 ottobre ha mandato in onda le immagini di un concerto di Shakira è stata giudicata blasfema e quindi minacciata di chiusura dal governo di Kabul.

Sebbene gli attributi fisici della prorompente cantante colombiana fossero stati debitamente oscurati, le immagini sono state giudicate non adeguate ai precetti coranici e quindi da censurare. Saad Musheni, uno dei proprietari di Tolo tv, dice che il video è stato solo un pretesto:"Una scusa per colpirci. Non è la prima volta che accade. Diamo fastidio perché dimostriamo ogni giorno che nel nostro paese c'è una grande voglia di cambiamento e che religione e cultura possono tranquillamente convivere. Non debbono essere i politici, gli imam e gli intellettuali a dettare le regole, a fare i palinsesti. È il pubblico l'unico giudice. E il successo dei nostri programmi dimostra che non stiamo sbagliando".

In effetti il pubblico giovanile afghano ha decretato il successo di "Hop", il programma musicale di Tolo TV che, sulle orme dell'occidentale MTV (leggi qui le limitazioni imposte alla neonata MTV Arabia) trasmette i videoclip di rockstar occidentali e non, con commenti e notizie su album e cantanti. Il programma è seguitissimo dai giovani che alle sette di sera disertano le strade della città per chiudersi in casa davanti alla tv.

Quello che sconvolge, in tutto questo scenario, è che le donne siano ancora completamente estromesse dalla vita politica e sociale (figuriamoci musicale!) del paese, nonchè costrette a nascondersi dietro a un burqua. Le regole del corano sull'abbigliamento femminile sono severissime. Ne sanno qualcosa star del calibro di Beyoncé che è riuscita ad esibirsi senza censura perfino in Cina (guarda le immagini del concerto di Shangay) ma è stata costretta a disdire il concerto a Kuala Lumpur per protestare contro le rigide regole sull'abbigliamento imposte da un paese che si definisce musulmano moderato (leggi qui l'articolo). E ne sa qualcosa anche Gwen Stefani che per esibirsi nello stesso paese, qualche mese prima, aveva dovuto indossare una calzamaglia nera sotto tutti i costumi di scena (guarda le immagini del concerto).

Ma piu' di tutti lo sanno bene le donne afghane, che non possono permettersi il lusso di ribellarsi ai rigidi precetti del corano. Pena la morte. E' stata questa la sorte di Shaima Razayee, 24 anni, volto di Tolo TV che conduceva un programma per ragazzi a capo scoperto e vestita all'occidentale. Un colpo alla testa, a casa sua, di notte, per fermare un'esempio definito assolutamente sconveniente. Non meravigliamoci, dunque, se in Afghanistan non ci sono cantanti donne. Meglio sfruttare i bambini, costringerli ad esibirsi contro la loro volontà, e possibilmente truccati da donna.

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