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Kate Bush - Aerials

Etichetta: Emi Voto: 4
Brano Migliore: How to be invisibile, Nocturne

Ascolta tre brani dell'album
Al primo sguardo si rimane di stucco. Quella di "Aerial" è la più brutta copertina mai vista negli ultimi anni.
Labito non fa il monaco, dice la saggezza popolare Quindi ho cercato di addentrarmi nel nuovo (doppio) disco di Kate Bush senza dar peso alla grafica (anche il booklet è in linea con limmagine frontale).

L'apertura è della già nota King of Mountain, il singolo (dove il King è nientemeno che Elvis Presley) già in commercio da un paio di settimane che ridonda dalla metà di ottobre sulle radio di tutta Europa come un polpettone elettro-sinfonico dalle malgestite ambizioni sonore.
Su un tappetino elettronico si dipana un'orchestra (in buona parte diretta dal compianto Michael Kamen, scomparso due anni fa proprio durante la lavorazione del disco) talmente ovattata da sembrare finta.
Un ingombrante crescendo, anticipato da una chitarra elettrica, ci immerge in un mondo che, è inutile negarlo, è un distillato inconfondibile della musica a cui Bush ci aveva abituati.
Cori femminili, archi pomposi e una batteria che cresce tra rullate imbarazzanti e senza personalità. L'album si sviluppa praticamente tutto su queste tematiche sonore e tra mastodontiche orchestrazioni si insinuano spesso telai elettronici e strumenti acustici come imparato alla scuola di Peter Gabriel.
Qui e là fanno capolino spinetta (Bertie), voci filtrate (Joanni dedicata alla memoria di Giovanna D'Arco) e un imbarazzante Italia-da-cartolina descritta nella terrificante Mr.Bortolazzi. Velo pietoso.
Se, per due minuti, riprendiamo fiato grazie a una canzoncina pop per niente male come How to be invisibile (con il basso inconfondibile di Mick Karn), in chiusura di primo disco ci attende una delle più noiose canzoni dell'opera, A coral room, sorretta dal solo pianoforte e dalla voce di Kate Bush che, ammettiamolo, non è più così sorprendente come un tempo.
Sembra sempre che stia canticchiando a bassa voce senza che le sue capacità (qualora ne avesse ancora) riempiano queste canzoni così (non intenzionalmente) povere.
Il disco 2 si apre con un omaggio al figlio.
C'è una strana consuetudine diffusa tra i genitori di tutto il globo, convinti che il proprio figlio sia, in qualche maniera, una sorta di piccolo artista. Laddove alle spalle della scrivania di qualsiasi genitore-impiegato appaiono i disegni a pastello realizzati all'asilo dai propri pargoletti, in questo disco la Bush ci delizia con la vocina del suo primogenito che invoca il suo nome, assieme a quello del genitore maschio ed altre amenità di esiguo interesse, per tutta la durata di un pezzo, fortunatamente breve.
Un paio di note positive (la gradevolmente bristoliana Nocturn e The Painther's Link in duetto Rolf Harris) non riescono ad alzare le sorti di un disco inspiegabilmente reiterato, senza picchi e a tratti molesto.
Che dire, ad esempio, delle voci di uccelli campionate e inserite a più riprese tra le partiture delle due tracce eponime all'album (e alle quali si riferisce l'onda sonora rappresentata nella copertina)?
Una simbologia di libertà da scuola elementare con, nella traccia finale, la contrapposizione con la (fintissima) risata di Kate che sfocia dapprima in un testo cantato e, in coda, su alcuni trascurabili gorgheggi a fare da sottofondo a un assolo di chitarra degno del peggior complessino della parrocchia.
Una spasmodica ricerca della poetica dove non c'è neanche un po' di poesia.
Tutto è appena mostrato in un fastidioso vortice di sussurri e gemiti.
Un immaginario che risulta appannato, vecchio, dal sapore acre e pungente su un letto di miele e rosolio. Un buco nell'acqua di dimensioni non rimarginabili che non può rappresentare ciò che il pubblico si aspettava da Kate Bush.
Recentemente la cantautrice ha dichiarato che Aerial non rappresenta un capitolo isolato ma piuttosto un suo ritorno alla canzone a tempo pieno.
Questo ci fa pensare che farà presto degli altri dischi e la speranza nostra è che siano (almeno un po') migliori di questa indigesta polenta fredda.
In caso contrario sarebbe maggiormente apprezzato un dignitoso silenzio come quello degli scorsi 12 anni.

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