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Killers e Franz Ferdinand strapazzano Roma

Era l'evento che Roma aspettava da mesi. L'appuntamento di punta dell'estate romana, snobbata dagli alfieri del pop U2 e Madonna (che contemporaneamente incantava San Siro, leggi il report) e ripiegata sui portabandiera dell'indie rock elettronico e danzereccio.

Franz Ferdinand e Killers non hanno deluso le aspettative delle migliaia di persone (quindicimila circa) che hanno affollato l'ippodromo delle Capannelle, sull'Appia Nuova, già in pieno pomeriggio. La band d'apertura, gli White Lies da Ealing, ha infatti attaccato a suonare alle 19, quando ancora i baracchini commerciavano allegramente in t-shirt taroccate, per un set di circa un'ora riscaldando a suon di To Lose My Life gli aficionados capitolini e non solo (molti i presenti dal Centro e Sud Italia).

Ma è alle 20,50 che l'atmosfera, quando è ancora giorno e i voli low cost continuano imperterriti ad atterrare nel vicinissimo aeroporto di Ciampino, inizia a riscaldarsi seriamente. Il dinoccolato Alex Capranos e compari fanno il loro ingresso sul palco. Un set veloce e divertente che durerà un'ora e un quarto e che riserverà tutti i più grandi successi del gruppo di Glasgow: dalla mitica Take Me Out, arrivata a metà concerto, fino al singolo che ha lanciato l'ultimo disco, Ulysses passando per Bite Hard, Turn It On e la trascinante Do You Want To?

Quasi un minifestival, quello di ieri sera, più che un concerto canonicamente inteso: bislacca infatti l'accoppiata fra la band scozzese e i Killers, che fanno di tutto (i volumi e la scenografia, decisamente più ricchi per il set di chiusura destinato al supergruppo di Las Vegas, aiutano molto) per meritarsi il fregio di headliners della serata.

Dopo un cambio palco di tre quarti d'ora, fra l'asfissiante polvere del galoppatoio dove ronzini squinternati e stalloni milionari se la suonano quotidianamente e dietro una grossa 'K' luminosa, i Killers prendono possesso del palco. Sono le 22,55 e serve una scossa di adernalina dopo la lunga sosta. Il segaligno Brandon Flower, avvoltolato nei suoi soliti canzoni strizzatutto, si gioca subito l'ultimo inno: Human. E la scossa arriva immediata e potente. Per continuare poi con This Is Your Life e un altro storico singolo, Somebody Told Me.

L'attacco lascia senza fiato, chi prima canticchiava sui Franz Ferdinand ora sembra imbestialirsi sulle note più catchy del quartetto (per l'occasione sestetto) di Las Vegas. Avanti con The World We Live In, Spaceman, A Dustland Fairytale, Mr Brightside. Fra fuochi d'artificio e fumi inconsulti, la chiusura è riservata a Jenny Was a Friend of Mine e When You Were Young. Ora i romani possono andare in vacanza tranquilli (non prima di essersi districati nel micidiale traffico post-concerto).

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