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Koop - Koop Island

Etichetta: !K7   -   Voto: 7

Brano migliore: Island Blues

 

Quattro anni dattesa dopo il disco desordio possono essere tantissimi e se la proposta musicale non è allaltezza delle aspettative, son dolori davvero: il pubblico e, soprattutto, la critica non perdonano.

Gli svedesi KOOP, forti evidentemente di una scintillante creatività, non hanno avuto paura di farci aspettare così tanto e forse, a ben vedere (anzi ascoltare) hanno fatto la cosa giusta.

di Joyello

I  rischi cerano: il loro sound elettronico dal sapore jazzato daltri tempi sarebbe poturo apparire tediosamente obsoleto, in operazioni come questa leffetto matt bianco è sempre dietro langolo e non riuscire a rinnovarsi, sia pur nellambito del proprio campo, è un trabocchetto nel quale è facile cadere inesorabilmente. Koop Island invece, diciamolo, è assolutamente delizioso.

Magnus Zingmark e Oscar Simonsson, in arte Koop, sono svedesi di Uppsala sebbene da molto tempo si siano stabiliti a Stoccolma dove, molto più probabilmente, è più facile fare il loro lavoro e restare in luce.

Con il nuovo disco rinnovano, con stile ineccepibile, il mondo già illustrato nellesordio Waltz for Koop con evidenti tributi allo swing degli anni 30, alla lounge di marca ed anche, perfino, a certe sonorità dixieland.

Le canzoni godono di vocalist deccezione che, sebbene senza nomi altisonanti, danno il colore giusto alle belle canzoncine del disco. Ho usato un diminutivo per tenere lontano da Koop Island i puristi del jazz che finirebbero per essere troppo critici nei confronti di un album che ambisce ad una platea più modestamente pop.

Le voci, dicevamo, tutte ben dosate, senza eccessi e senza sfrenatezze nella miglior tradizione del croonig a cui evidentemente si riferiscono, appartengono a collaudati cantanti discreti ed eleganti.

Come to me, il primo singolo, è cantato da Yukimi Nagano alla quale tocca anche il compito di impreziosire altre due tracce; la bellissima Island Blues in apertura, invece, è appannaggio di Ane Brun, regina dellEmo-Rock norvegese che dovrebbe prendere seriamente in considerazione una coversione al jazz tanto gli viene naturale in questa prima esperienza con gli amici svedesi.

Beyond the son la canta Rob Gallagher dei Galliano che per loccasione rispolvera lo pseudonimo Earl Ginger che già aveva usato per lanaloga esperienza nel precedente Waltz for Koop. Il suo pezzo ha il sapore dei vecchi recitati di Ken Nordine, unico vero pioniere del rap jazz,  qui omaggiato come una delizia per pochi.

Azzeccatissima anche laltra voce maschile, di Mikael Sundin (anche lui già ascoltato nellalbum desordio), che ben si adatta al suadente mambo Lets Elope sorretto da un bellissimo tema di marimba su un tappeto ritmico denso e ballabile ed interrotto da un soffice assolo di sax baritono.

Le passioni musicali dei Koop, da Ornette Coleman a Frank Sinatra, da Miles Davis a Martin Denny, da Duke Ellington ai Portishead si sentono davvero tutte ma, ed è davvero una grande dote, si sente moltissimo anche la loro indiscutibile personalità.

Il disco suona deliziosamente per tutta la casa, alzate pure il volume Il vostro vicino, stavolta, non si lamenterà.

Sono nove brani che sapranno farsi amare; uno squisito cocktail di eleganza e stile che, tra mille ammiccamenti annegati in una pacata manifestazione di talento, sa affascinare con suadente dolcezza.

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