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Kurt Cobain, dieci anni dopo

Il suo sorriso. Si percepiva tutto attraverso il suo sorriso. Così amaro, così disincantato, così dissacrante. Eppure Kurt Cobain non era un personaggio predisposto al sorriso, non era una persona solare, rideva quasi mai, ma quando lo faceva, spiegava tutto il suo mondo. Un mondo unico di immagini, deliri, paure e genialità. Genialità, soprattutto.

Cobain non era un artista qualsiasi, era istinto e talento, poesia e saggezza ma anche odio e riservatezza, silenzio e irrazionalità. Era un musicista che proponeva, che innovava, che non seguiva mai le tendenze. Era un artista che le tendenze le avviava.
A dieci anni dalla sua scomparsa, di lui ci manca soprattutto il suo modo di essere, prima della sua bellissima musica.
Di artisti come lui in giro non ce ne sono più. Il mondo degli anti-divi si è svuotato. Nessuno se la sente più di infrangere gli schemi, di cantare la propria rabbia senza esigenze di copione, seguendo la strada dell'istinto.
A dieci anni dalla sua scomparsa Kurt ci ha lasciato un vuoto incolmabile.
I Nirvana di Cobain sono stati il gruppo di spicco di un movinento nato nel 1991 che con l'album Nevermind cambiò drasticamente il modo di fare musica.
Niente più schitarrate, capelli platinati e glam, i Nirvana proposero un punk più intimista, delicato, capace di esplodere e lasciare il segno.
Nella loro musica si percepiva il sentimento, le emozioni sgorgavano senza sosta, in un flusso che non conosceva soste. La musica dei Nirvana era come droga, dalla quale non se ne riusciva a liberare.
La droga, appunto. Cobain era anche questo. Era un maledetto, un dannato, una persona che non amava circondarsi di persone, una persona che amava ed odiava con una ferocia quasi inusuale. Per lui non esistevano vie di mezzo.
Cobain era un ragazzo disturbato, imprevedibile. Di aneddoti per spiegare la sua personalità ce ne sono a migliaia come quando a dodici anni andava in giro per i lidi di Seattle ad urlare come un pazzo per ore intere con l'unico intento di imitare la voce di Jonny Rotten dei Sex Pistols, oppure quando accolse l'allora nuovo batterista David Grohl con un sputo in pieno volto, con l'unico intento di capirne la reazione.
Nella vita di Cobain un ruolo importante lo ha avuto anche la moglie, ex spogliarellista e cantante delle Hole, Courtney Love che lo condusse nei meandri dell'eroina e dell'abbandono fisico con mix letali di psicofarmaci ed alcolici.
Cobain era un genio in fatto di autolesionismo: si inventò la dream machine, una lampadina accesa fissata dentro una lavatrice che, durante la centrifuga, dopo 5 minuti inculcava nello "spettatore" il desiderio di suicidarsi.
E il suicidio fu appunto l'ultima tappa della vita di questo artista impossibile ed estremo, unico ed irripetibile che ha dato forse più di quanto oggi gli si riconosca.
La vita di Cobain finì in solitudine, come troppo spesso capita ai veri artisti. Cercò di disintossicarsi per fuggire dall'oscurità della droga ma non ce la fece.
Comprò una pistola, si aggirò per le strade di Seattle in perfetta solitudine, senza meta, in preda alle sue peggiori paure. Si chiuse nella sua stanza in Lake Washington Boulevard a Seattle, si iniettò una dose di eroina e scrisse il suo ultimo messaggio che terminava così: "meglio bruciarsi subito che spegnersi lentamente".
Poi fu solo il buio.

In rete:
- Alcuni siti dedicati a Kurt Cobain
- Le immagini di Kurt
- Alcune istantanee dedicate ai Nirvana

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