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La maledizione dell'Heineken Jammin' Festival

Raffiche di vento gelido a 75 chilometri orari, 75 minuti di pioggia che hanno messo in crisi apparecchiature elettriche, ristoranti, campeggio, compound ospitalità e altre strutture. E la gente, che fino a un'ora prima si sbracciava a 40 gradi all'ombra, costretta a guadagnare rapidamente le uscite, memore della mezza tragedia sfiorata nel 2007. Bilancio: 20 feriti lievi e diversi ricoverati per ipotermia, con i volontari a distribuire coperte.

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Questo quanto accaduto ieri pomeriggio allo sfigatissimo Heineken Jammin' Festival, spostato proprio tre anni fa dall'autodromo di Imola al parco San Giuliano di Mestre e tornato dopo la pausa dello scorso anno. In un'area che evidentemente, checché ne dicano organizzatori e politicanti locali, non è meteorologicamente adeguata per eventi di questo genere.

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All'epoca, le torrette di illuminazione e amplificazione vennero giù ferendo trenta persone. Ieri è andata meglio, ma l'esibizione degli attesissimi Green Day è comunque saltata, anche perché la pioggia ha dato tregua solo intorno alle 21,20. Era iniziata a scendere oltre un'ora prima, quando stavano temrinando di suonare i 30 Seconds to Mars. Rimane tuttavia un dubbio: possibile che gli allestimenti dell'Heineken non riescano a essere all'altezza delle più grandi rassegne europee, molte delle quali si tengono in pieno agosto in Centro Europa, dove pioggia e vento sono di casa?

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