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La pigrizia di Badu

Erykah Badu - World Wide Underground 
Etichetta: Motown - Voto: 6,5 
Brano migliore: Bump it

Torna la regina incostrata della scena soul. World Wide Underground, tra misticismo e riferimenti anni'70 è un lavoro di classe e qualità in minime dosi. Da fan potreste rimanere delusi, non conoscendola sarete prede sue e del suo narcisismo.


a cura di Zoro

Da quando Erykha Badu irruppe sulle scene con Baduizm, titolo del primo cd e manifesto di uno stile musicale, spirituale ed interpretativo  particolarmente raro nel marasma della tanta e spesso troppa musica a tinte black prodotta negli ultimi anni, inconsapevolmente stipulai un patto con il suo estro.
L'accordo prevedeva che io comprassi in maniera acritica ogni sua successiva produzione, senza prima verificarne caratteristiche e specificità, in un'adesione fideistica al talento oggettivo della cantante.
E' coerentemente con questa premessa che dopo lo splendido Live che fece seguito a Baduizm, ho acquistato pieno di aspettative tanto Mama's Gun quanto quest'ultimo World Wide Underground.
Se il live riuscì per intensità a superare le premesse cariche di contenuti e prospettive dell'esordio, i successivi due cd, pur di livello altissimo se confrontati col contesto discografico che fa loro da cornice, mi hanno progressivamente smorzato gli entusiasmi, fino ad un amaro in bocca tipico di quando dispiace non celebrare come si potrebbe una bella cosa attesa con ardore.
World Wide Underground è un disco che in valori Badu non arriva dove avrebbe potuto, non aggiunge quasi nulla a quanto la cantante già ci aveva regalato.
Troppo presa dal suo ruolo di regina indiscussa del genere, di interprete ispirata, di fascinosa guru per le nuove generazioni di soul singer, la Badu non si concede e non propone come un fan spererebbe, dispensando pregiate pillole di stile, classe e maturità in dosi eccessivamente stitiche, tirchie, avare.
Di questo disco è bello tutto o quasi: la Badu (sempre bellissima), i pezzi, le collaborazioni (da Lenny Kravitz a Marie Daulne delle Zap Mama e Caron Wheeler ex Soul II Soul), la copertina, il sito, il libretto; quel che difetta è la misura, l'intensità, l'entusiasmo.
Un disco dal quale mi aspettavo una salutare vampata di energia mi ha lasciato in attesa, con le cuffie in testa ad aspettare la scossa decisiva che a volte senti salire ma poi si spegne e viene rimandata.
Da troppa aspettativa si viene spesso delusi ed è per questo motivo che verosimilmente apprezzerò di più il prossimo prodotto di Badu.
E' un peccato essere la migliore, rimirarsi allo specchio e tenersi pigramente tanto talento per sè.
 
 

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