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LCD Soundsystem - Sound of Silver

Etichetta: DFA - Voto:9
Brano migliore: All my Friends

Altro disco molto atteso (esce il 19 marzo) è questo nuovo Lcd Soundsystem.
Quando qualche mese parlammo di “45:33” il dito era puntato sul fatto che James Murphy stesse cominciando ad amare un po’ troppo la dance, correndo il rischio di trascurare quell’apetto rock oriented che, oltre ad aver connotato la sua musica, ne ha fatto un manifesto programmatico per moltissime band.
Beh… tranquillizzatevi, non c’è da preoccuparsi, anzi!
Sound of Silver pur essendo un disco di grande musica da ballo non sminuisce né compromette il carattere degli LCD.

L’intenzione, questa volta, sembra quella di recuperare l’attitudine danzereccia di alcuni grandi del passato che, attraverso la discoteca, hanno saputo imporsi come musicisti di talento e valore. La parola “passato” non vi agiti troppo; il gusto non è mai eccessivamente retrò, tutt’altro: in mezzo a richiami e tributi, tutto è modernissimo, trendy e dannatamente catchy.
Get Innocuous, la traccia d’apertura, odora di Giorgio Moroder.

Ad ispirarla è stata senz’altro un capolavoro del maestro del MunichSound intitolato “From here to eternity” (1977) con qualche vago ma imponente accenno ai Kraftwerk dello stesso periodo (“The Robots”). Il filtro della DFA si manifesta nella capacità di attualizzare delle sonorità, così scientemente radicate a 30 anni fa, arricchendo il brano con interventi vocali strettamente imparentati con la Yellow Magic Orchestra di “Technodelic” ma che ricorda molto da vicino i Talking Heads di “Remain in Light”. Se riuscite ad immaginarvi l’effetto che fa, avete una chiara idea di quale sia il risultato.
Se non ci riuscite, ve lo dico io: è stupendo!

Talking Heads sembrano aver ispirato anche il secondo pezzo (Time to Get Away) che è figliastra di “Fear of music” così come quell’album del 1979 lo era della musica africana.
Quando tocca a North American Scum, terzo brano in scaletta (e primo ad uscire come singolo), arriva finalmente un po’ d’aria di casa. I riferimenti all’album d’esordio sono qui decisamente più avvertibili. James che canta overtuned sorretto da un bel tappetone di basso e batteria con tanto di chitarra distorta. La cifra è quella di “Tribulations” o “Daft Punk is playing in my house”, quasi un’autocitazione. Più probabilmente un disinvolto giretto in terreni consoni alla propria natura.

Someone Great è pura emo-electro e richiama in causa nuovamente Kraftwerk e YMO ma anche qualche giovane discepolo degli LCD come Junior Boys o gli Hot Chip di scuderia. Bpm lento, sequencers vecchio stile e un cantato un po’ svogliato che ricorda Bernard Albrecht, con riverenza e devozione. La stessa riverenza e la stessa devozione applicate a quella che credo di poter immaginare sia la canzone su cui la band si è impegnata maggiormente: All my Friends, la cui straordinaria confezione parla chiaro. Un piano in loop apre le danze per lasciar entrare lentamente un ritmo acustico, semplice e dosato ed un basso elettronico programmato come se fosse stato suonato a mano; sul finire un breve ed elementare assolo di chitarra porta il brano ad un crescendo degno di un Bolero d’oggidì che omaggia i New Order di “Power Corruption & Lies”. Grande!

La title track, invece, abbina con sapienza e consapevolezza la House di Chicago con la Britsh Electric Foudation degli Heaven 17. Cio che ne risulta non ha sapore nostalgico né, tantomeno, grottesco. L’intenzione citazionista iniziale lascia presto posto a un beat irresistibilmente semplice, dove a far capolino è di nuovo il Moroder d’antan ma anche il Sakamoto delle prime operazioni soliste. Oltre sette minuti di canzone che volano e fanno venire la voglia di alzare il volume e... più ce n’è meglio è.

Con grande ironia e consapevolezza, il disco si chiude con una ballata (New York I love you but you’re bringing me down) che suona come se Robert Wyatt avesse registrato una session con i Commodores di Lionel Ritchie. Se vi sembra impossibile da credere non vi resta che provare ad ascoltarla. Mi darete ragione!
In definitiva un album eccellente, la prina grande uscita del 2007 con un James Murphy in forma smagliante, dove la grande ossequiosità passa inevitabilmente dal format DFA per, ancora una volta, lasciare un’impronta fondamentale nel mondo della musica moderna.


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