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Liars - Drum's not dead

Etichetta: Mute - Voto: 8
Pezzo migliore: It Fit When I Was A Kid

Il sospiro di sollievo che si prende quando si ascolta per la prima volta "Drum's not Dead", il nuovo disco dei Liars, è qualcosa di impagabile.

Questo disco non ammicca agli anni 80 e non è facile associarlo a qualcos'altro. Già questa, di per sé, è una qualità sufficiente per apprezzarlo, ma poi c'è di più: il disco riesce a farsi amare in una maniera così totalizzante che è impossibile non cadere vittime del suo fascino.
Liars, newyorkesi, usciti dalla scuola (velocemente abbandonata) della new-new wave di inizio secolo, riescono con questo album a fare un ulteriore salto di qualità al fine di ottenere un suono elegantemente oscuro ed enigmatico capace di condurci per mano in nuovi stralunati mondi lasciandoci sospesi a mezz'aria ad osservare.
Drum's Not Dead non assomiglia a nulla, dicevamo; e questo è straniante talmente siamo abituati, di questi tempi, a cercare in ogni nuova band o nuovo disco un riferimento che ci sia familiare e che ci riconduca a qualcos'altro.
Quindi viene facile associare il lavoro di questo disco con quello di illustri maestri come This Heat, (i primi) A Certain Ratio, Amon Duul, Mercury Rev o Pop Group ma l'associazione va ricondotta alle forza compositiva coraggiosa che fu di quelle band piuttosto che a vere e proprie similitudini con i loro album.
Quella raccontata in Drum's Not Dead è una vicenda (in vero un po' naif) nella quale un fantomatico Signor Infarto (Mr. Heart Attack) ci conduce in un viaggio alla ricerca del suo antipode. La sottile staticità delle trame, fatte di rumori, sibili, chitarre arpeggiate e toni aspri contrapposti ad altri cupi e tenebrosi, è guarnita da un ambizioso lavoro sulla ritmica che appare claustrofobica e ansiogena con retrogusto di magia e voodoo. U n disco dalle atmosfere cupe e dall'avvolgente odore di zolfo che non concede nulla a chi lo ascolta. Quello che si instaura, casomai, è un gioco di inversione dei ruoli nel quale siamo noi fruitori a dover concedere qualcosa al disco.
Le cantilene ossessionanti e le litanie di Angus Andrew fanno l'effetto di una beata trance dove il resto della band riesce ad inserirsi con eleganza e torpore creando un bordone da viaggio lisergico addizionato da un liquido rincorrersi di tamburi e tormenti.
Capolavoro.

PS: Per i più golosi esiste anche una edizione con DVD con trentasei videoclip (tre per ogni canzone).

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