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L'invasione dei marmocchi canterini

di Simone Cosimi 

Il caldissimo autunno che ci aspetta ci riserverà un'invasione di piccoli prodigi ululanti. Anzi cantanti. Con la partenza, mercoledì 15 settembre, di Ti lascio una canzone su Raiuno e, la sera prima, dello show fotocopia (definizione di Antonella Clerici) su Canale 5 condotto da Gerry Scotti, Io canto, i prossimi mesi si annunciano carichi di divetti nostrani, piccoli Massimi Ranieri, Laure Pausini e Marii Meroli stile Cristian Imparato che delizieranno il tristissimo pubblico delle tv generaliste con le loro inquietanti esibizioni. Un'autentica invasione dalla quale vi libererete solo bombardando con razzi Katyusha gli studi da cui vanno in onda i programmi.

Se però non avete intenzione di votarvi alla lotta armata, c'è sempre la dialettica verbale. E per fortuna qualcuno ben più importante di voi ha avuto qualcosa da ridire. Qualcuno ha osato incrinare il sorriso ebete di genitori terroristi e figli rincretiniti che sperano di trasformarsi nei Justin Bieber di Gabicce mare. Si tratta di chi, coi bambini, ci combatte da tempo, organizzando da decenni un programma per loro e non solo con loro: quelli dello Zecchino d'oro (sulla Rai a novembre). 'Le nostre canzoni sono scritte per i bambini, negli altri show i piccoli si misurano con brani da adulti', s'è scatenato nei giorni scorsi il direttore dell'Antoniano di Bologna, frate Alessandro Casoli. Che rivendica una differenza sostanziale rispetto ai talent show di Gerry e Antonella: 'Cosa può capire un ragazzino di storie di amanti, tradimenti o altro... Probabilmente non fa caso al testo, e allora la sua è una semplice (sebbene ottima) esecuzione. Ma allora sembra passare il messaggio che conta 'come' dici una cosa e non 'cosa' dici'.

Il padre ha una santa ragione, se non ignorasse che questa sorta di mini-talent si legano più alla moda delle sfilate di bellezza per minorenni tanto in voga negli Stati Uniti (e se non sapete di cosa parlo, guardatevi il divertente Little miss Sunshine), quelli con le modelline di cinque anni truccate comne bambolette da collezione, piuttosto che a un fatto musicale. Perché senz'altro molti dei bambini sono estremamente dotati e predisposti, ma vengono scaraventati sul palco in base al sempreverde effetto dell'animale raro. Insomma: rabbrividisco a immaginare gli zii panzoni e i padri imbolsiti che, sprofondati dal divano di casa loro, sgranano gli occhi di fronte a questa sorta di Pavarotti in nuce. Per non parlare di quella sottile pedofilia musicale che questi programmi rischiano d'innescare.

La polemica è partita, come nelle tragedie greche, da un'agnizione. Un riconoscimento. La direttrice del Piccolo coro dell'Antoniano Sabrina Simoni ha infatti individuato, tra i concorrenti di Io Canto, Luana Chiaradia, una bimba che nel 2009 era allo Zecchino d'Oro: 'E ci sono rimasta malissimo. A chi canta da noi auguriamo di continuare un percorso musicale, non una scalata televisiva'.

Dal canto suo, Gerry Scotti difende il programma: 'È vero – dice il don Abbondio della tv commerciale – sono cose diverse. L'ho sempre detto: la tv è nata con lo Zecchino d'oro, un programma per bambini che deve avere certi contenuti. Noi facciamo cantare a ragazzi under 16 le più belle canzoni del creato musicale. Ma se ci rendiamo conto che certi passaggi sono difficilmente interpretabili dai piccoli di 6 anni, gli autori cambiano le parole. Voglio ricordare a questi signori che prima di essere un presentatore sono un cristiano e anche un padre di famiglia. Queste preoccupazioni sono il primo a pormele'.

Le domande finali, a conti fatti, sono due. 1) Ma perché la Rai rompe i coglioni a un ospite di 17 anni e 11 mesi per evitare che appaia in qualsiasi trasmissione dopo le 23 e poi, pur rimanendo nei limiti, invade i teleschermi con frotte bambinesche per intere prime serate? Temono forse che un esercito di pedofili segaioli alle 23 in punto attacchi i televisori per la masturbazione di fine giornata? 2) Ma Gerry Scotti non era buddhista?

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