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Living Colour - Collideoscope

Living Colour - Collideoscope
Etichetta: Sanctuary Records - Voto: 9
Brano migliore: Flying

Il devastante ritorno di uno dei gruppi rock più innovatori di sempre, con un album incentrato sulle macerie dell'11/9 e del nazionalismo USA. Se a volte dividersi e ritrovarsi è estremamente patetico per i Living Colour si è trattato di un rimedio decisamente salutare.
a cura di Ben


Sono passati 10 anni dall'ultimo disco dei Living Colour e il ritorno non poteva essere più devastante.
Il loro nuovo album, Collideoscope, parla della collisione di mondi, un modo come un altro di interpretare l'effetto del post 11 Settembre. I primi 5 brani in particolare tracciano un efficacissimo arco di emozioni e riflessioni sulle diverse e spesso contrastanti reazioni avute dagli americani a quell'evento e sui loro stati d'animo attuali.
Le prime due canzoni, "Song Without Sin" e "A ? of When" sono caratterizzate da riff propulsivi, testi semplici ma forti, un vero e proprio attacco frontale. La successiva "Operation Mind Control", piu' sperimentale, riversa nel testo la nausea di chi si e' stufato della propaganda dei telegiornali. "Flying" e' il brano migliore, il piu' melodico e il piu' inquietante nel suo raccontare le riflessioni in presa diretta di una persona che si sta gettando dalle torri gemelle.
E' impressionante come i Living Colour riescano a trattare gli eventi dell'11 Settembre senza banalizzarli o confezionarli. Tutt'altro approccio il loro rispetto a quello, per esempio, del The Rising di Bruce Springsteen, più esagerato nei toni, già abbondantemente assimilato dalla propaganda che ha canonizzato ogni gesto o parola relativa a quel tragico giorno.
"In Your Name" combina rock, techno e suoni sintetici con lo scopo dichiarato di evocare una guerra combattuta come se si fosse all'interno di in un grande videogioco.
Alla cover, "Back in Black" degli AC/DC, simile all'originale ma un po' piu' veloce e più carica d'energia, seguono 3 brani decisamente piu' meditativi (dagli elementi reggae di "Nightmare City", alla ballad "Lost Halo" fino al blues di "Holy Roller") e 3 pezzi piu' scuri, amari, a tinte cupe ("Great Expectations", "Choices Mash Up", "Pocket Full of Tears").
Per non lasciare l'amaro in bocca e non finire in maniera pessimistica, Collideoscope si chiude con una nuova versione di un loro vecchio pezzo ("Sacred Ground") e con un'altra cover, "Tomorrow Never Knows" (Beatles), con in coda un brano intitolato "Nova", dal nome della figlia del bassista.
Se da un lato gli assoli di Vernon Reid sono meno invasivi di quanto non lo fossero nei dischi precedenti, dall'altro si sente molto di più il gruppo come un insieme coeso; i 4 componenti del gruppo (Vernon Reid, Corey Glover, Doug Wimbish, Will Calhoun) suonano insieme meglio di quanto abbiano mai fatto in passato (e migliorarsi non era certo cosa semplice). C'e' tanta sperimentazione così come ce n'era stata in Stain, ma questa volta il disco e' sicuramente più riuscito, soddisfacente dall'inizio alla fine, senza cali di tensione o passi falsi.
L'uso dei campioni c'è ma è più sobrio che in passato; riascoltando Stain mi stufo rapidamente dei campioni utilizzati in quel caso come, ad esempio, quello di quel tedesco che dice "All right cupcake" alla fine dell'ultimo brano.
Se Stain si perde in troppe direzioni, Collideoscope rimane solido, focalizzato, immediato, diretto.
Con ogni probabilità siamo al cospetto del miglior album rock del 2003.
 
 

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