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Lou Bega racconta il suo Lounatic: "Da Cuba al Live8"

Lou Bega ha la voce distesa e rilassata. E' appena tornato nei negozi di dischi con un album nuovo, decisivo per la sua carriera.
Non è affatto semplice assorbire e poi gestire un successo mondiale come quello di Mambo n.5 e tornare in carreggiata sereno come una volta.


a cura di Slug

Sulla carriera artistica di Lou è passato uno di quegli uragani piacevoli dal quale molte band non avranno mai la fortuna di essere investite, una tempesta carica di ricchezza, benessere, successo, fama, gloria che poi si è andata ad affievolire una volta che il tormentone ha cessato di andare on air.
Se poi il successo arriva travolgente al primo tentativo, quando ancora l'inesperienza è tangibile, non è poi così facile riprendersi.
La sbronza è finita, a sei anni di distanza dal devastante A little bit of mambo, l'artista afrocubano è tornato con un album "alla Lou Bega" che ricorda addirittura il compianto Carosone.
Stavolta l'ansia l'ha superata con una buona dose di energia, un chiaro ritorno alle origini ed un viaggio a Cuba che, a sentir lui, è stato determinante per il suo equilibrio artistico.

Come si vive l'esperienza di un nuovo album con un'eredità pesante alle spalle come quella di A little bit of mambo con i suoi 7 milioni di copie vendute?
Si vive con la massima serenità. Sono molto felice del prodotto e ho grandi aspettative. Ho realizzato un album onesto e spero che la gente si diverta ad ascoltarlo.
Il primo album A little bit of Mambo è stata una sorpresa per me, tutto quel successo era inaspettato e mi ha travolto condizionando pesantemente la realizzazione del secondo lavoro.
Il terzo, Lounatic, arriva in un momento molto speciale per me, dopo un periodo di silenzio e di viaggi.

Ho letto che il tuo album è venuto fuori dopo un viaggio a Cuba. Raccontami questa esperienza e cosa ti ha ispirato.
E' stata un'esperienza decisiva. Ho suonato e ballato con la gente del posto, duettato con Compay Segundo, ho carpito le emozioni, le sensazioni e lo stile di vita così semplice, umile e onesto delle persone cubane e ne sono rimasto coinvolto. Per me è stato come tornare alle origini.
Questa esperienza mi ha aiutato molto nella realizzazione dei testi e delle canzoni di Lounatic.

Parlami di Lounatic e delle sue infinite influenze musicali. C'è in questo album un genere che prevale su altri?
Nell'album ho voluto raccogliere ogni genere musicale, dal mambo al rock, dalla dance al rock, dalla musica classica alla bossanova e li ho miscelati insieme. Potrai sentire la bachata condita con la musica dance o i ritmi africani ballare assieme al pop europeo. Sarà un album multietnico, un album nel quale si riuscirà a percepire la musica come unica, senza barriere o filtri.

You wanna be americano è il tuo primo singolo ed è un omaggio al grande Renato Carosone. Come è venuta fuori questa idea e cosa ti piace della musica italiana?

Carosone è un grandissimo artista, uno dei miei preferiti. Mi piace perchè riesce a trasmettere con la sua musica la voglia di vivere tipica della canzone napoletana. La musica di Carosone è spensieratezza allo stato genuino perchè ha dentro di sè una continua ricerca di identità e di felicità, senza però tralasciare l'aspetto romantico della vita.
La vostra musica contemporanea è molto più dolce di quella di trent'anni fa. Ascolto volentieri Ramazzotti, la Pausini e tutti quegli artisti italiani che sono riusciti ad "espatriare". Nonostante i problemi di lingua, la musica italiana è molto apprezzata all'estero perchè esprime gioia, tenerezza e un messaggio di fondo molto chiaro: "Godetevi la vita!".

Sarai in Italia per qualche concerto?
Sì, presto sarò in Italia ma non so ancora dove. Spero di venire a Roma, una città che adoro. Comunque sul sito internet saranno presto pubblicate le date del mio tour.

Fra il 1999 e il 2000 hai collezionato 70 dischi d'oro e di platino in 40 paesi, sei stato numero uno nelle chart di 20 paesi, hai venduto 6 milioni di copie con il singolo Mambo n.5 e 7 milioni con A little bit of mambo, hai ottenuto numerose nomination ai Grammy awards e hai girato il mondo almeno due volte in tour.
Sul tuo sito ufficiale ho letto che nonostante il successo che hai avuto sei rimasto una persona semplice ed attaccata ai valori classici della famiglia. Rivelami la ricetta per restare umili in queste circostanze...
Non ho ricette particolari da darti. Ho sempre cercato di restare me stesso e per fortuna ci sono sempre riuscito. C'è il testo di una mia canzone che esprime perfettamente la mia filosofia di vita.
La canzone si chiama Get Better e racconta di un uomo che ha una bella casa ma potrebbe averne una più grande, che ha una bella macchina ma potrebbe essere più veloce, che ha una ragazza carina ma potrebbe essere più bella. L'importante nella vita è sapresi accontentare delle cose che si hanno ma avere la giusta ambizione per migliorarsi, se possibile.

Cosa ne pensi del fenomeno degli mp3 e della libera circolazione della musica attraverso il web. Credi sia un mezzo per dare visibilità alle band meno conosciute e che magari non hanno la possibilità di autoprodursi oppure è un fenomeno negativo da combattere ad ogni costo?
Il libero commercio della musica online è un'arma a doppio taglio. Da un lato è una vetrina importante per le band emergenti che hanno così l'opportunità di farsi sentire fino all'altro capo del mondo e nel frattempo combatte l'arroganza delle major. Dall'altro, però, penalizza in modo eccessivo gli artisti che con la musica ci vivono. Per un artista le vendite dei cd e dei biglietti dei concerti sono molto importanti, direi vitali.
Comunque il fenomeno della pirateria online non si può fermare ed io non me la sento di attaccare duramente chi scarica i miei pezzi, anche se legalmente è dalla parte del torto.

Tu hai origini africane e dunque sei molto vicino ai problemi dell'Africa. Il 2 luglio scorso si è svolto in tutto il mondo il Live8, una manifestazione nata con lo scopo di sensibilizzare la gente e chiedere ai potenti del mondo la cancellazione del debito verso i paesi più poveri.
Credi che questo movimento avrà delle ripercussioni pratiche a livello politico? Quanto può fare la musica in queste circostanze?
Partiamo dal principio che è sempre meglio fare qualcosa che non far nulla.
Il Live8 ha rappresentato un ottimo punto di partenza. E' stato bellissimo vedere tutte quelle persone accalcate sotto un palco gremito di star della musica, tutti insieme per dar voce al problema dell'Africa. Ho percepito un grande senso di unità e questa cosa mi ha davvero entusiasmato.
Ovviamente non basterà il Live8 per risolvere tutti i problemi del continente nero ma è stato sicuramente un evento utile, che ha rinfrescato la memoria ai potenti del mondo. Queste peronsone tengono molto alla loro immagine pubblica e sono convinto che il Live8 li abbia messi con le spalle al muro. Saranno costretti a fare qualcosa.
Almeno speriamo.

In rete:
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