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Machine Head - The Blackening

Etichetta: Roadrunner - Voto: 8
Brano migliore: Clenching The Fists Of Dissent, Now I Lay Thee Down

A
vete presente quando, ascoltando un album, avete la sensazione di avere a che fare con un qualcosa che passerà alla storia? Come successe a chi ascoltò Kill ‘em all dei Metallica nel lontano 1983 o a chi ascoltò Arise dei Sepultura nel 1991?

Oggi un altro album entrerà nella leggenda, perché ascoltando questo sesto album del quartetto capitanato dal genio indiscusso di Robert Flynn, le prime impressioni sono proprio quelle di ascoltare qualcosa al di fuori del comune, che esce fuori da qualsiasi schema finora proposto e riproposto dalle migliaia di gruppi e gruppetti Nu Metal: siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro, un'opera Metal come la definì lo stesso Flynn in sede di registrazione di The Blackening.

Per fare metal non basta inserire un jack nell'amplificatore e mettere a palla il gain.
Non basta neppure imparare a usare la doppia cassa.
Si deve poi imparare a regalare emozioni, il metal bisogna saperlo suonare e interpretarne il suo spirito ribelle, senza farsi mai influenzare da altri fattori musicali esterni, basta semplicemente che l'artista tiri fuori quello che sente dentro di sè.
Ed è proprio quello che i Machine Head hanno fatto con The Blackening.

Nonostante il precedente lavoro, Through The Ashes of Empires, fosse già un lavoro tecnicamente e musicalmente all’avanguardia, distanziandosi dai precedenti album (che pure non sono mai banali, anzi), Flynn e soci hanno fatto ulteriori passi in avanti, spingendosi oltre i confini conosciuti del Metal.

Per capire di cosa stiamo parlando, basta ascoltare la prima traccia, Clenching The Fists Of Dissent, vero capolavoro dell’album. Nei dicei minuti che formano il brano, è racchiuso tutto ciò che un genere musicale come il Metal ha fatto in quasi 30 anni di storia: la potenza del thrash metal, le melodie dei puliti, le urla rabbiose, la batteria che non da tregua, i testi pieni di rabbia e di impegno sociale…i contenuti presenti nel primo pezzo vengono poi sviluppati in tutte le 8 tracks che compongono l’album, per un totale di quasi 60 minuti di un lavoro mai fine a se stesso.
Non date retta a chi vi dice che The Blackening è un album pachidermico o noioso, come tutti gli album all’avanguardia non tutti possono capirlo, e per farlo va ascoltato non una ma decine di volte, proprio per capirne la sua complessità.
The Blackening funziona proprio perchè realizzato da artisti che il metal lo sanno fare come nessun altro. Artisti vecchia maniera che sanno rendere attuale un genere nato molti decenni fa. The Blackening è un'opera architettonica, è un muro di suono che travolge tutto e tutti ma lo fa con logica, senza alcun tipo di mediazioni commerciali, nella musica come nei testi sfornati da Flynn, pieni di significato sociale, politico e mai superficiali. E' un album logico nella sua schizofrenia, lunghissimo ma mai, neanche per un secondo banale.

Posso solo concludere ringraziando questi quattro ragazzi, perché dopo 15 anni passati a masticare amaramente Nu Metal e a vedere band di pupazzi marchiati Mtv atteggiarsi a gruppi Metal, cosa che non sono neanche lontanamente…finalmente grazie ai Machine Head giustizia è stata fatta.

di Fabio Sab Mingrone

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