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Mark Lanegan Band - Bubblegum

Etichetta: Beggars Banquet Voto: 8
Brani Migliori: Hit The City Methamphetamine Blues Come To Me
 
Mark Lanegan è proprio un animale strano nel baraccone del rock. Non riempie gli stadi, non fa foto stilose in bianco e nero, non vende milioni di dischi, e nonostante sia molto prossimo alle quaranta primavere e abbia sulle spalle già cinque album solisti (per non parlare degli Screaming Trees e dei Queens Of The Stone Age) non ha il solito seguito di giovani e rampanti emuli che ci si aspetterebbe.
 
Una personalità unica ed inimitabile nel suo genere, con il quale varie eminenze del firmamento rocchettaro fanno a gara per collaborare. Uno di quelli ai quali basta uno schiocco di dita per avere la signorina PJ Harvey (mica lultima arrivata), il signor Greg Dulli (Afghan Whigs e Twilight Singers) e i signori Duff McKagan e Izzy Stradlin (Guns and Roses) a collaborare al proprio disco.
 
Registrato nel corso dellanno scorso e concluso in solitaria da Lanegan durante le scorse vacanze di Natale, Bubblegum è finalmente arrivato, dopo conferme, indiscrezioni e rinvii. Con un titolo ironico ed inusuale per un artista che ha fatto delle atmosfere cupe il suo marchio di fabbrica. Un titolo che segna comunque una svolta. Perché è di questo che stiamo parlando.

Il minimo comune denominatore di questo sesto album è la varietà. Si è lontani infatti anni luce dalla granitica uniformità dark country degli ultimi lavori: si passa dal minimalismo di When Your Number Is Up e Bombed al mood accattivante e piacevolmente tamarro di Sideways In Reverse (non a caso scelto come singolo), dai duetti sporchi e sensuali con PJ Harvey in Hit The City e Come to me alle più classiche Like Little Willie John (Johnny Cash avrebbe apprezzato) e Morning Glory Wine, dai suoni industriali del primo singolo Methamphetamine Blues alle ipnotiche ed isteriche cavalcate elettriche di Cant Come Down e Driving Death Valley Blues.
 
Lanegan confeziona senza dubbio il disco giusto al momento giusto: chi non ha mai sentito la sua splendida voce rauca e baritonale (lo diciamo? Ok, ok, alla Tom Waits) ha loccasione di farlo con il suo album più accessibile (nb: accessibile, non banale) mentre chi lo segue da anni e temeva un fossilizzarsi del proprio eroe su sonorità country avrà di che tirare il fiato.
Un gioiello.
 
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