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Matmos - The rose has teeth in the mouth of a beast

Etichetta: Matador  - Voto: 8

Pezzo migliore: Snails and Lasers for Patricia Highsmith

 

 

Estremi, cervellotici e (per certi versi) inquietanti, i due Matmos finiscono per realizzare, con The rose has teeth in the mouth of a beast, il loro capolavoro.

Meno ostici del consueto, ma non per questo meno intelligenti, con il nuovo disco il duo (Drew Daniel e Martin C. Schmidt) riesce efficacemente a coniugare lamore per la ricerca e il perverso piacere dellimmediatezza.


Più che un disco unopera darte tascabile The rose has teeth, è corredato di alcune cartoline, una per ogni brano musicale, ad opera di dieci artisti contemporanei che, nellottica audiovisiva dellalbum, completano il quadro artistico delloperazione. Tra essi Dan Clowes, Jason Mecier,  Michael Bernard Loggins, alle prese con la parte visuale di ogni traccia.

Questi dieci ritratti audiovisivi si ispirano ad altrettante eccellenti figure gay/lesbiche del secolo scorso (da Wittgenstein a Burroghs, passando da Joe Meek e Re Ludovico II° di Baviera) che lasciano ai due compositori un ampio spettro di possibilità di esprimersi nelle maniere più svariate. Dal surf spaziale di "Solo Buttons for Joe Meek", al quale collabora la sezione darchi del Kronos Quartet, si passa con inquietante naturalezza a "Banquet for King Ludwig II of Bavaria" (che racconta di quella volta in cui il re si fece servire la cena dal suo cavallo con inquietanti risultati), dove rumori di piatti rotti accompagnano la voce del soprano Maja Ratkje per un tacito quanto esplicito omaggio a Luciano Berio e John Cage.

Se laspetto danzereccio di "Steam and Sequins for Larry Levan" ci spiazza presentandosi come  un brano di facile presa, probabilmente il pezzo più easy di tutta lopera dei Matmos, veniamo per contro ricondotti nel loro inquieto immaginario con i consueti campionamenti improbabili che anche stavolta hanno caratteristiche al limite dello splatter (un fist fucking sulla vagina di una mucca morta per Tract for Valerie Solanas) e dellhorror (un assolo di Theremin generato da alcune lumache non chiedetemi come su Snails and Lasers for Patricia Highsmith).

Lopera si completa con alcune collaborazioni canore ad opera della fedele (e quasi irriconoscibile) Björk e dellonnipresente Antony che sinerpica su una campionatura di sperma (non ho ben capito in quale fase lo abbiano campionato) cantando in Semen Song for James Bidgood.

E incredibile come un mosaico così complicato, destinato a illustrare una così bizzarra decina di ritratti, finisca nella totalità dellopera per rappresentare la personalità dei Matmos fino a diventarne un abbagliante autoritratto. Lontano dalle distratte inclinazioni dei loro album precedenti, The rose has teeth in the mouth of a beast rappresenta uno dei punti più alti (e senzaltro più ambiziosi) della loro intera discografia.

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