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Menomena - Friend of Foe

Etichetta: Barsuk - Voto: 8
Brano migliore: Wet and Rusting

In extremis, a fine anno, mi fa piacere parlarvi di questo disco che m’era sfuggito all’epoca della sua uscita. Complice per la sua scoperta è stato Gus Van Sant che per il suo ultimo splendido film “Paranoid Park” ha utilizzato musica davvero ottima… Sta di fatto che al cinema, mentre nei titoli di coda cercavo le informazioni proprio sulle musiche scelte per il film, ho notato il nome di questi Menomena fino ad allora a me sconosciuti. Fortunatamente nel 2007 gli sconosciuti rimangono tali per poco. Sicché ho fatto una ricerca nell'Internet e in favore di quelli che, come me, fino a ieri non ne sapevano nulla, ecco un bignami sui Menomena.

Sono di Portland, Oregon (città in cui è ambientato il film di Van Sant) e prendono il nome dal pezzo cult Mah-nà Mah-nà di Piero Umiliani, con tanto di crociata in difesa del brano, che negli USA sarebbe noto solo come “La canzone dei Muppets”. A loro piacerebbe che al pezzo venisse riconosciuta l’origine nobile di colonna sonora per un film porno sebbene la realtà sia di fatto un po’ diversa. Mah-nà Mah-nà, nato casualmente durante una seduta di registrazione del Maestro Umiliani, è finito altrettanto casualmente nel soundtrack di un Mondo-Movie di Luigi Scattini intitolato Svezia,Inferno e Paradiso che non è esattamente un porno.

Forse qualcuno dovrebbe spiegare ai Menomena che… sono meglio i Muppets. Questo Friend of Foe è il loro terzo album e segue gli acclamati I Am the Fun Blame Monster! (2003) e Under an Hour (2005). La formazione a trio non ha ruoli fissi e ogni componente si alterna nell’uso di tutti gli strumenti.La particolarità della loro composizione è l’utilizzo di un software (su tecnologia MAX/MSP) che si chiama Deeler (Digital Looping Recorder) che permette di comporre musica in maniera molto spontanea partendo da loop chiusi da utilizzare all’interno di un brano anche in modo verticale, aggiungendone uno sull’altro. Nulla di rivoluzionario, s’intende, eppure Menomena sono stati capaci di creare una scuola del tutto personale anche in un campo così limitato come l’utilizzo di loop.

Il risultato è affascinante e talmente vicino al mio gusto da lasciarmi sorpreso (di più: sbigottito!) dal fatto che una band come questa mi sia sfuggita così facilmente. Le loro canzoni sono un emporio senza fine con coretti surf, pianole bontempi, organi hammond, chitarre slide, sassofoni stile Morphine e un rigore matematico che somiglia a quello dei Battles senza, però, la spigolosità che contraddistingue i newyorkesi ed anzi con una morbidezza armonica molto affascinante… Tutte le tracce del disco hanno una struttura gommosa che mi piace immaginare alimentata da una fiamma che ne modifica la forma mentre si sviluppa. Come un BLOB sonoro che si rovescia nelle casse creando un turbinìo musicale avvolgente e caldo.

I loop ritmici ne conformano l’aspetto pop, gli strumenti divagano con improvvisazioni libere e sconfinanti che si configurano come elementi di fuga su telai così magicamente rigidi. Ciò che ne esce è qualcosa di amabilmente ricco che sorprende man mano che gli ascolti aumentano, ascolto dopo ascolto, creando sfumature sempre nuove per una musica sperimentale dagli straordinari risultati pop.


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