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Mercato musicale: Usa a picco, cresce il digitale, addio al cd

Meno 8,3% nel mondo (per 18,42 miliardi di dollari) e, nello specifico, meno 6,3% in Europa e meno 18,6% negli Stati Uniti.

Questi i numeri impietosi del mercato della musica registrata nel 2008, calcolato dalla Federazione internazionale dei discografici IFPI includendo nel conteggio supporti fisici (cd) e digitali nonché diritti di pubblica riproduzione.

Segnali di ripresa non se ne vedono, almeno in Occidente. Mentre nei mercati asiatici si registra uno striminzito +1% in termini di fatturato, la situazione si fa sempre più tragica in un paese chiave per il settore, gli Usa.

Come ovvio e ripetuto ormai da almeno due lustri, a incidere negativamente sul giro d’affari sono soprattutto le vendite declinanti dei cd, supporto in palese via di estinzione: -31,2% negli Usa, -11,3% in Europa e -15,4% nel mondo.

Non tutte cattive notizie però. Il trend degli ultimi anni, cioè l'oggettivo trasloco sul digitale del grosso del mercato, rimane confermato: il mercato mondiale della musica digitale (inclusivo di vendite on-line e mobile, download “alla carta” e in abbonamento, servizi di streaming e suonerie per cellulari) cresce del 24,1% nel mondo (ammontare di 3,78 miliardi di dollari), del 16,5% negli Stati Uniti (1,78 miliardi di dollari) e del 36,1% in Europa (750,8 milioni di dollari).

Notevoli anche i numeri: i brani musicali scaricati legalmente dalla rete nel corso del 2008 ammontano a 1,4 miliardi e il 20% del mercato della musica registrata è ormai controllato dalle piattaforme digitali.

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