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Mercury Prize, un altro premio è possibile

Un premio musicale dovrebbe essere essenziale e "leggero" nelle categorie, sancire il lavoro discografico che più di altri misceli originalità e popolarità e tenere gli occhi sempre spalancati sul complicato sottobosco indipendente, giovane o comunque esterno e parallelo ai triti canali mainstream. Il Mercury Prize risponde a questi criteri e dal 1992, anno dopo anno, s'è guadagnato una propria rispettabilità premiando spesso artisti inattesi e gemme sconosciute che sono poi esplose in tutta la loro creatività. Basti pensare ai Portishead (1995) o ai Pulp di Jarvis Cocker. (1996). Insomma: è il lato artistico che conta, non certo l'assegno da 20mila sterile in palio, con cui si combina quasi nulla a livelli professionali.

Anche le dodici nomination per l'edizione 2009 del riconoscimento al miglior album del Regno Unito, da molti considerato l'anti Brit Award ma di fatto diverso sia nel meccanismo che negli intenti, vanno in questa direzione.

Nel mazzo, non c'è un nome pescato da cosiddetto mainstream. Nella dozzina da cui l'8 settembre sarà estratto il vincitore, figurano invece ben sette esordienti e sei cantanti soliste. Fuori dalla lista personaggi gettonatissimi come Lily Allen o Little Boots.

Fra le donne: Elly Jackson, front woman dei La Roux, l'oscura e geniale Bat For Lashes, la rossa ventiduenne Florence and the Machine, la rapper Speech Debelle e la songwriter Lisa Hannigan mentre fra le band l'electropop dei Kasabian, il cantautorato rock dei Glasvegas, The Horrors, l'art rock degli Sweet Billy Pilgrim targati David Sylvian, il jazz (addirittura!) dei Led Bib, l'indie rock degli Invisible e il synth-pop dei Friendly Fires.

Insomma: nomi nuovi, facce che, con un pugno di canzoni, riescono senza troppi problemi a far fuori i dinosauri locali o i (tristi) fenomeni pronto uso. Il tutto, però, senza dover per forza cadere nell'anonimato più assoluto o quasi, come capita spesso al mondo indipendente italiano. Provate a dare un'occhiata a Mtv: Bat for Lashes è fra le più programmate, così Kasabian o Glasvegas. Segno che spendendo la giusta attenzione – né da riserva indiana, né tantomeno da incontrollato fenomeno di massa – un artista valido o un buon disco possono trovare la loro ribalta senza dover per forza, sin dai primi successi, scendere a mesti compromessi. Più arte, meno carte (false).

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