Excite

Metallica - Death Magnetic

Ora non ricordo esattamente quanti ascolti mi ci vollero per apprezzare (prima) e idolatrare (poi) quel capolavoro di And Justice For All, quarto album in studio dei Metallica e pietra miliare del trash metal nella Bay Area. La cosa che ricordavo dopo il primo giro completo era di non ricordarmi nulla. Nemmeno una nota.

Era un pastrocchio intricato di riff e sovraincisioni inserito in un contesto sonoro lunghissimo e complicatissimo. Tecnica allo stato puro, ripulita grazie all'ingegneria del suono. Poi, andando avanti con ripetuti ascolti, il caos non era più caos ma esaltante adrenalina. La memoria cominciava a fare il suo dovere e And Justice For All per molti (me incluso) divenne la Bibbia del Metal.

Diciamolo subito, anche se potrebbe sembrare ai più, Death Magnetic non è il secondo capitolo di And Justice For All. Le sonorità sono quelle, d'accordo. Anche la tecnica e le atmosfere tanto rabbiose quanto asettiche e distaccate. Manca però quella straordinaria varietà e complessa architettura di suoni e ritmiche che difficilmente potevano essere raggiunte nuovamente da una band composta da gente ormai vicinissima ai cinquanta anni. Oggi, ascoltando Death Magnetic, ho rivissuto quei momenti datati fine anni '80, sottoponendomi allo stesso processo di assorbimento e apprendimento. E già questa cosa mi è suonata pazzesca se pensate che James Hetfield e soci sul groppone anagrafico segnano tutti vent'anni in più.

Per concepire And Justice in tutta la sua complessa bellezza i Metallica ci hanno messo un'eternità. Per pensare e registrare questo, in paragone, molto di meno. Una nota di merito in più. Perchè l'ascolto di Death Magnetic non è affatto più semplice di And Justice For All. Qui i riff sono infiniti, i cambi di tempi improvvisi e le ritmiche si sovrappongono ad ogni rigo e la matassa di primo impatto è ancora più intricata.

Rispetto ad allora, in vent'anni i Metallica hanno partorito il Black Album, hanno suonato con orchestre, messo al mondo figli, prodotto album commerciali, promossi attraverso iniziative strampalate - ricordate il treno che viaggiò su tutta l'Italia per lanciare 'Load'? - si sono disintossicati dall'alcool e intossicati con miliardi di dollari entrando in causa con il web intero - Napster - e poi sono tornati con un film e con quel pachiderma di St. Anger.

Cambiati nell'aspetto e nell'approccio al palco. Meno divini, più terrestri. Meno altezzosi, più generosi verso i fan. Dopo aver toccato il cielo delle celebrità con un dito, ora i Four Horsemen hanno deciso di scendere dalle loro Harley e sono finalmente tornati a sporcarsi le mani. E nessuno sa sporcarsi le mani bene come loro. Sì, perchè quando i Metallica decidono di tornare brutti e incazzati lo fanno alla lettera sfornando un album che non ti aspetti - l'originalità e la sorpresa è da sempre il loro trademark -, autocitandosi, gettando nella mischia tutta la loro pesantezza sonora e il loro 'essere metallari'.

Il prodotto finale è ottimo ma solo dopo svariati ascolti. Se ci fermiamo al primo è inevitabile arrendersi alla quarta traccia e bollare il tutto come troppo complesso e per nulla orecchiabile. Per fortuna con l'orecchiabilità i Metallica hanno chiuso i ponti dopo 'Reload'. Qui di commerciale c'è solo Unforgiven 3 e The day that never comes. E neanche troppo. Il resto è trash metal anni '80. James e soci sono tornati a vestire i panni di Master e li hanno attualizzati grazie al sound di oggi, lasciando poco o nulla all'ascoltatore più impreparato. Alla faccia della chierica incipiente e del fondopancia pronunciato.

Questo album farà impazzire i fan di vecchia data, quelli che con l'headbanger ci sono cresciuti. Deluderà coloro che si sono innamorati con le note di Nothing Else Matters e hanno portato con orgoglio pop le magliette di Load. Con Death Magnetic (forse per la prima volta) i Metallica non sono entrati in studio con l'idea di reinventare la ruota ma solo di fare un ottimo album, da dedicare all'oceano di supporter feriti nell'orgoglio dopo tutte le vicissitudini commerciali degli ultimi 20 anni.

Ascoltare pezzi come All Nightmare Long, This was just your life mi hanno fatto rievocare gli anni '80, quelli segnati da band come Exodus, Testament, Overkill. La voce di James non può essere quella di and Justice ma è comunque onestissima, sempre grande e preparata. Kirk, imbavagliato e ammanettato dietro le quinte in St. Anger, qui torna protagonista con i suoi killer solos che lo hanno portato sul podio dei chitarristi più influenti del secolo. Lars, alla faccia dei detrattori, si scatena sulle pelli con una forza tale da sorprendere tutti. Incluso il sottoscritto.

Copiarsi per copiarsi, tanto vale autocitarsi riproponendo e reinterpretando con uno smalto antico e una veste tutta nuova i capolavori che l'ultima farlocca decade di Hetfield e Soci aveva insabbiato. Quindi via:

1 That was just your life Parte lento, il primo capitolo. Ma non annoia. 'In remebrance' dei tempi andati, quando il black la faceva da padrone nella musica, nello stile dei Metallica. Una calma prima della tempesta (Apocalisse forse è esagerato come termine). Mancano le sovraincisioni di Blackened ma per il resto ci siamo. Il pezzo esplode e comincia a macinare riff a ritmi più che sostenuti esaltando lo stato di forma adrenalinico di Lars. Il pezzo richiama a volte il sound dei Megadeth , soprattutto nel pre chorus. Il ritornello rinverdisce i fasti di Kill'em all ed è un gran bel sentire. Riemergono dall'armadio, rassettati dalle ragnatele, i tempi del NWOBHM, il metal primordiale degli Exodus e degli Xentrix di 'Dilute to Taste', ripuliti dalle scorie del tempo e lucidati a nuovo. Bello il solo doppio a metà canzone che ricorda da vicino la cover 'The Prince', bonus track di 'And Justice For All' versione giapponese. Da segnalare, infine, la ritmica che Lars tiene alla fine del pezzo. Doppia cassa a manetta alla sua età. Niente male. Nota di merito anche per Hetfield. Tonalità alte per i suoi standard e voce sempre riconoscibilissima, ignorante al punto giusto e apprezzabile. Da amare, oserei.

2 The end of the line Pezzo che sinceramente stento a comprendere. Incassata la colossale presa per il culo che la band fece ai suoi fan quando un anno fa spacciò per nuovo un brano suonato dal vivo che ora si comprende altro non essere che un medley di due pezzi inseriti in Death Magnetic, la linea vocale della canzone in esame rifà in modo imbarazzante il verso a Creeping Death. Qui si scarseggia in creatività e forse per l'unica volta nell'album si sentono tutti i quasi otto minuti della canzone. L'incedere è massiccio ma la creatività non segue alla stessa velocità e si arena perdendosi all'inizio. Le sonorità utilizzate a tratti esondano tracimando in confini 'maideniani' dei doppi solos ormai diventati trademark dei sei cavalieri londinesi.

3 Broke, Beat & Scared E' la mia favorita. Da qui i Metallica mollano davvero gli ormeggi e si imbarcano seguendo le orme che portano al capolavoro. Il pezzo deflagra in tutta la sua potenza sonora fino al ritornello alla Ian Solo. La brutale cattiveria di Sad But True è inarrivabile, d'accordo. Ma qui i paragoni c'azzeccano e l'autocitazione calza. Era da tempo che aspettavo (e gli stessi Metallica aspettavano) un pezzo del genere. Nel Black Album 'Broke, Beat & Scared' non avrebbe sfigurato.

4 The day that never comes Se l'accorciano per gli standard radiofonici e la fanno finire dopo il secondo ritornello divventa una hit nel giro di un giorno. E' la canzone che i Metallica dovevano fare per forza. In mezzo a tutto questo trash anni'80-'90 un pezzo più orecchiabile era inevitabile. Uno scotto da pagare volentieri. The day that never comes è la delusione dell'album, soprattutto per chi i Metallica li ascolta da tanto, tanto tempo. E li conosce bene. La musica è tornata a devastare ma loro sono rimasti paraculi. Spiego rapidamente. Degli otto minuti di canzone, ce ne sarà forse uno salvabile. Il resto è cover. Di brani propri, tra l'altro. One e Fade to Black non sono solo citati ma sono proprio copiati paro paro. Un furto, soprattutto dalla metà in poi (ascoltate l'inizio del brano o il solo doppio a 5'21''). A tutto c'è un limite.

5 All nightmare long Altro momento significativo dell'album. 'Disposable Heroes' riemerge dagli abissi e torna a sprigionare tutta la sua energia con le sembianze di 'all nightmare long'. Da segnalare il ritornello tanto orecchiabile quanto irresistibile e la strofa inascoltabile. La differenza qui la fa il rullo compressore ritmico di James.

6 Cyanide Fiacco, fiacco, fiacco. Questo pezzo già mi aveva conquistato poco dopo averlo ascoltato dal vivo. E' uno dei pezzi meno incisivi dell'album. Per fortuna la sua durata è inferiore agli altri pezzi ma lo senti una volta e già ti ha rotto. Canzone zompabile a piè pari.

7 Unforgiven III Terzo capitolo della saga di Unforgiven che si colloca esattamente in mezzo fra il primo (leggendario) e il secondo (fastidioso). La ballatona ci doveva stare e sul piatto i Metallica ci mettono una canzone romantica che dimostra chiaramente una cosa: il trend inverso seguito dai Four Horsemen che più passano gli anni e più si trovano a loro agio aumentando la velocità dei loro brani. Ormai sono più apprezzabili quando cercano di spaccare tutto piuttosto che quando provano a far innamorare. E' indiscutibile. Detto ciò, Unforgiven 3 è un bel pezzo. Una ballad vecchia maniera che piacerà. Soprattutto alle radio.

8 The Judas Kiss Cattiva, tecnica, trascinante. Judas Kiss piace perchè è un pezzo che non annoia l'ascoltatore, portandolo mano nella mano alla scoperta della storia dei Metallica, ripercorrendo la prima fase dei Metallica, quella pre-elissi, conclusasi inevitabilmente con l'uscita del Black Album.

9 Suicide & Redemption L'ho ascoltata e non ci credevo. L'ho dovuta risentire ancora una volta per esserne sicuro. In tempi nei quali un pezzo di tre minuti è pure troppo lungo e se ci metti un solo di 5 secondi hai già sforato il tempo limite radiofonico, i Metallica che ti fanno? Un polpettone di quasi 10 minuti STRUMENTALE! Diciamocelo francamente. Le strumentali non le fanno più da un pezzo. Non vanno, non vendono, sono diventati per l'industria dei cd uno spazio inutile da riempire differentemente. I Metallica di tutto ciò se ne fregano e rompono con tutti gli schemi regalandoci un pezzo mastodontico non eccezionale, neanche lento (come ci si poteva attendere da una strumentale come si deve) con idee piuttosto confuse. Inoltre aggiungiamoci anche che nella versione che uscirà su Guitar Hero (videogioco in voga in questo periodo) verrà inserita una versione differente del pezzo con assoli più lunghi e qualche aggiunta quà e là. voglio dire: mi fai una strumentale nel 2008 e poi mi ti vendi all'industria dei videogiochi? La cosa mi fa rodere alquanto. Mossa commerciale che proprio non mi è piaciuta. Scusate lo sfogo.

10 My Apocalyspe Chiusura coi fuochi d'artificio. My apocalypse è un pezzo targato anni '80 con inserti slayerani e una carica pazzesca. James al massimo della forma sforna una parte vocale encomiabile, Lars frulla sulle pelli come un rullino, Kirk, beh, Kirk riemerge dopo la mummificazione forzata di St. Anger scatenandosi in ogni anfratto con assoli alla sua maniera. Dopo aver passato i 75 minuti dell'album precedente a seguire scrupolosamente i dettami di James, stavolta Kirk esce dalla repressione e i risultati sono sotto gli occhi, anzi le orecchie di tutti. Ascoltate il solo del pezzo di chiusura per capire cosa intendo.

Chiosa finale con standing ovation. I Metallica sono tornati ad essere i Metallica. Ci hanno messo quasi dieci anni ma questo era il minimo che gli si poteva chiedere. Godiamoci questo album e conserviamolo come una gemma. Il timore è che questo possa essere il loro canto del cigno.

di SLug

musica.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017