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Mickey Finn - Dudek!

Etichetta: El Gallo Rojo   -   Voto: 8

Brano migliore: Dudek!

 

Il  Mickey Finn (o familiarmente Mickey), chi legge romanzi gialli lo sa di sicuro, è un drink addizionato di sostanze psicotiche somministrato allinsaputa di qualcuno con il preciso scopo di fargli perdere conoscenza.

Con queste premesse, se Mickey Finn diventa il moniker per un gruppo musicale, è facile immaginare quale proposito si prefigga.

Registrato a Ljubljana nel 2005, Dudek!, esordio discografico dei Mickey Finn, ha sicuramente un effetto Mickey che cela, sotto trame armoniche precise e suadenti, un substrato inconscio che lascia storditi ed attoniti.

Il disco esce in questi giorni edito da El Gallo Rojo e ne sono artefici Giorgio Pacorig (tastiere), Danilo Gallo (basso), Enrico Terragnoli (chitarra) e Zeno DeRossi (batteria).

La musica che scorre, seducente e invasiva, nasce dallimprovvisazione collettiva e fulminea e cresce in una psichedelia mesmerica per dipanarsi in note aggraziate e affascinanti.

Tra citazioni colte ed ironiche e omaggi cinematografici dogni specie (Redrum.Redrum.Redrum, Marcello Mastroianni) il quartetto si diletta a stemperare suoni e strumenti con lintesa musicale che solo i grandi sanno raggiungere.

Piccoli temi armonici si amalgamano con limmediatezza e lintuizione restituendo composizioni ready-made di fattura elegante e di fascino ammaliante.

 

Il gusto più forte del jazz tradizionale viene a patti con quello sfaccettato dellimprovvisazione creando trame di sapore universale e di ampio respiro.

Il rock progressivo di crimsoniana memoria evocato da The Return of Giant Squid (qui lmp3) e Snoid (con lintervento incantevole della cornetta di Kyle Gregory), il morbido tessuto old-fashioned della conclusiva La centesima volta con un ispiratissimo Terragnoli, fino ai tempi dispari della sublime title track (qui lmp3) danno a questo album un sapore soave e coinvolgente dove ogni nota riesce a disegnare, sospese nellaria, le paraboliche qualità interpretative di questi quattro musicisti.

Lirrefrenabile gioco di Pacorig di prendersi gioco del piano elettrico per impadronirsi della sua anima viene ridimensionato dalleleganza di Terragnoli che, sulle sei corde, si muove con indolente padronanza. Il supporto ritmico dei collaudati DeRossi-Gallo sono linevitabile colla emotiva che tiene assieme un impasto tanto delicato quanto impudente.

Ultima (ma non ultima) nota di merito va alla bellissima grafica curata da Matteo Saccomani che degnamente veste uno dei dischi italiani più interessanti di questanno.

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