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Mika, scritte ingiuriose sui manifesti per il concerto di Firenze

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Omofobia che fa rima con idiozia quanto accaduto a Firenze ai danni del giudice di X Factor nonché artista di fama internazionale Mika. I cartelloni in cui il cantante pubblicizzava la sua tappa fiorentina del tour sono stati presi d’assalto da vernice nera in cui qualcuno, inequivocabilmente, ha voluto etichettare il cantante con la parola ingiuriosa per eccellenza del mondo omosessuale.

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Un’etichetta che la dice lunga sul grado di apertura mentale di qualcuno, inevitabilmente chiuso in un mondo preconfezionato di definizioni puerili e sterili che si mischiano a insulti, un mondo unidirezionale in cui i gay sono spesso destinati a scontrarsi considerato l’alone maschilista rappresentato ancora da questa società poco evoluta.

Benché il cantante, abbia in un primo momento deciso di lasciar correre, successivamente ha deciso di "rompere il silenzio" per dire ancora una volta no al mondo ristretto e ingiurioso dell’omofobia. "Avevo visto la foto della scritta sui miei manifesti e il mio istinto era di lasciar stare", ha spiegato Mika ai suoi follower su Twitter e Facebook, infatti il cantante ha spiegato di "conoscere bene l'odio di alcune persone" e pensare che fosse stato meglio ignorarlo.

(Guarda il video dell'esibizione di Mika in "No place in Heaven")

A tal proposito però Mika si è ricreduto e ha deciso di uscire allo scoperto affinché quanto accaduto a Firenze diventi ancora una volta un’occasione per rivendicare libertà e rispetto. "Non ho paura di chi discrimina. Nessuno deve averne - ha scritto ancora sui social network - L'amore fa quel che vuole". E proprio per gridare forte questa libertà il cantante ha sostituito la sua foto profilo di Twitter con quella incriminata corredata di insulto.

D’altronde Mika è consapevole che soprattutto in Italia vige ancora una forma di arretratezza dovuta, secondo il cantante anche a una forte “influenza della Chiesa”. E a tal proposito Mika è perentorio: "Se l'omosessualità non è un reato, allora che c'è di male nella parità dei diritti?", certo di non avere alcun problema a rivendicare "un posto in Paradiso".

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