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Miles, c'ero pure io

Il pretesto fornito da un ispiratissimo post di Daniela Amenta offre lo spunto per ricordare un evento del 1987.
Il passaggio di Miles Davis a Roma, bellissimo, assurdo, definitivo, indelebile, come tutto ciò che l'artista ha prodotto per la musica, con la musica.




a cura di
Zoro

"Nome, cognome e testata di appartenenza. Poi dovete alzarvi in piedi e rivolgermi le domande così, in piedi, mentre io sto seduto e mi guardo le mie unghie meravigliose".
Queste già indimenticabili parole sono tratte dall'elettrica testimonianza di Daniela Amenta circa il suo breve ma intenso incontro con Miles Davis; la lettura mi ha fatto tornare con la memoria al mio più lungo ma meno ravvicinato incontro con il mito,a quando il 18 novembre '87 mi recai con mio padre nell'infernale acustica del Palasport.
Miles Davis stava girando il mondo in tour per promuovere Tutu (33 giri che avevo appena acquistato anche in virtù delle spettacolari foto della copertina e del retrocopertina) e qualche illogica regia lo aveva ubicato per una sera in quel posto.
Lo sciamano era in discreta forma, comandava i suoi incredibili giovani musicisti con brevi cenni della mano, ogni tanto se ne andava dietro qualche tastiera, poi si metteva di spalle al pubblico e soffiava, facendo cantare la tromba, facendo vibrare anime e viscere di chi aveva orecchi e cuore per sentire.
Ad un certo punto, dopo un lungo ricamo, se ne andò, lasciando i musicisti a suonare e improvvisare sul palco, finalmente liberi ma senza la rete del demiurgo.
Tra il pubblico s'aspettavano tutti che Miles riapparisse in scena ma intanto anche gli altri musicisti eseguivano i loro assoli e lasciavano il palco uno ad uno.
Il tempo passava, la musica non si fermava e qualcuno dell'organizzazione, spiazzato dalla bizzarra dinamica di quel finale, pensò addirittura di accendere luci non di scena per dare la sensazione dello show terminato.
Ma i musicisti suonavano imperterriti, mentre Miles non si vedeva più.
Poi, ultimo, rimase il percussionista a fare un assolo di triangolo.
Fui affascinato, stregato, stordito da quell'assolo.
Un altro regalo di Miles.
E il concerto finì.
 
p.s. la musica di Miles l'ho sempre percepita come incompleta e imperfetta, intimamente segnata da irrequieta ricerca e irrefrenabile anelito al nuovo. Tuttavia, se penso alla musica esistita (sarebbe meglio dire "ascoltata"), non mi viene in mente nulla di più perfetto e completo della mastodontica produzione di Miles.
Per rendere l'esperienza il più possibile "totale", consiglio vivamente di arricchire l'ascolto della divina tromba con la lettura della devastante autobiografia dell'artista.
 
 

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