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Mondiali: da Shakira a Calindri, gli inni alternativi

La febbre per i mondiali sudafricani cresce di giorno in giorno. E anche quella per l'inno pare correrle appresso: in pochi, infatti, sembrano entusiasti di quello ufficiale, così sobriamente politically correct, firmato dalla bella Shakira ombelico scoperto. Ecco allora l'operazione che le orde di tifosi da tutto il mondo aspettavano, ideata dal sito worldcupsong.com: 'Scrivi il tuo inno dei mondiali, mandaci il video, noi lo mettiamo in rete e il pubblico lo voterà'. Non l'avessero mai fatto: oltre sono già arrivate. E in mezzo c'è di tutto, dalla chiccha nascosta all'orrore fatto musica.

Quasi in 200mila hanno finora votato il primo pezzo in classifica, It's our game di tale Gerry Asmus, una ballatona Eighties seguita dall'altrettanto sconosciuto Rik Mayall con Noble England. E non è un caso che, fra i primi 50 pezzi, ben 34 siano inglesi. Don Fabio Capello deve aver ringalluzzito l'ambiente e i sudditi di sua maestà, quest'anno, ci credono fortissimamente.

Procedendo poi giù per li rami, come direbbe il poeta, si scova davvero di tutto. Al di là del predominio britannico (This my dear is England al quinto posto, senza contare la simpatica Mr Capello), un'olandese si piazza al momento al terzo (Holland gaat aan Kop) e una superpatriottica algerina al quarto (One two three, viva l'Algerie!). Nella Top 50 se ne contano poi due cilene (?), altre due olandesi, un'australiana, una spagnola, una tedesca e una (dicono orribile) brasiliana, dal titolo Brazil Brazil.

E l'Italia? Siamo fuori dalla zona calda di questa singolare classifica degli inni alternativi. Il primo dei nostri è il tremebondo liscio-calypso di Arturo Calindri. Sarà che siamo scaramantici, ma ci sta bene così: in questo genere di charts, meglio passare inosservati.

La prima in classifica, It's our game

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