Montecristo - Montecristo

Etichetta: Sleeping Star - Voto: 7.5
Brano migliore: Shake your bones

Se in tema di rock italiano fino a qualche anno fa ci toccava accontentarci di pallidi cloni di gruppi esteri, oggi il livello s’è alzato talmente che molte delle nostre formazioni sono in grado di reggere il confronto coi maestri stranieri. Yuppi Flu, Jennifer Gentle, Giardini di Mirò e Studiodavoli  sono, per fare i primi nomi che vengono in mente, ottimi esempi di come, anche qui da noi, si riesca a lavorare in questo ambito musicale con un linguaggio internazionale credibile.
In questo fiorire di band italiane, l’ultima brillante novità si chiama Montecristo e proprio oggi pubblica un esordio discografico di ottimo livello.

Chi li ha visti suonare assicura che il palco è il loro habitat naturale: sono oligofrenici, incontenibili, potenti e travolgenti. Hanno condiviso concerti con band del calibro di Eagles of Death Metal e Raveonettes ed ora si stanno preparando per brillare della luce propria che l’ottimo (eponimo) album d’esordio si appresta a conferirgli.

Sono un quartetto d’impianto classico: batteria, basso, chitarra e voce che nasce nel 2005 ed è figlio indiretto delle svariate attività dei suoi componenti. Flai (chitarrista) ha già lavorato con Student Zombie ed Evidence, Luca (bassista) ha suonato con gli Wow!, Valerio (batterista) è il percussionista dei Cosmonauti oltre che membro di Ardecore con Geoff Farina dei compianti Karate mentre Emiliano (cantante) ha alle spalle un’esperienza newyorkese di tutto rispetto a fianco di nomi del calibro di Calla, Good Time Women e Antony & The Johnsons).

Con credenziali come queste viene facile immaginare il suono coinvolgente ed ampio che il gruppo è riuscito a trasportare sul disco. Senza perdere nemmeno un grammo della potenza live, le 12 canzoni si manifestano come genuini pezzi di rock, tirati, diretti e con una vena melodica che fa venire in mente tanto The (international) Noise Conspiracy quanto i Rolling Stones più grezzi degli esordi.

Impossibile scegliere un brano che primeggi sugli altri, talmente alto è lo standard di tutti. Mi è piaciuta la cadenza Punk-77 di Shake your Bones e Devil’s Do’s quanto l’occhieggiamento Garage di I am Wheel che fa un bel paio con l’inno generazional-glam di 1975. La ballata distorta in chiusura (Loader), complice Matilde DeRubertis degli Studiodavoli alla voce, è invece pronta per insinuarsi nei nostri cuori e diventare un classico della musica rock di tutti i tempi.
A dar loro man forte nell’operazione c’erano alcuni amici come Gianluca DeRubertis (Studiodavoli) Tony James (Gen X, Sisters of Mercy…) che oltre a suonare la chitarra in un pezzo è stato convocato per la produzione artistica delle registrazioni romane e  Steve Fellone (già ai cursori per Strokes, TV on The Radio e Cocorosie)che s’è occupato del mastering a New York.

Sebbene fino ad ora, per parlare di questo disco, siano stati fatti moltissimi nomi, rimane indiscutibile che dai Montecristo emerga un temperamento a dir poco invidiabile. La loro musica è fatta di sangue e sudore. C’è il dolore del Rock’n’Roll e la neghittosità della Società Moderna. C’è l’amore e l’odio, il timbro e il fuoco. C’è l’anima e la pelle, il cuore e le palle e c’è, soprattutto… un’insopprimibile voglia di alzare il volume..

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