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Morrissey - Ringleaders of the Tormentors

Etichetta: Attack / Edel - Voto: 6.5
Pezzo migliore: The youngest was the most loved

Il nuovo disco di Morrissey , Ringleaders of the Tormentors , ormai lo sanno anche i sassi, è stato registrato a Roma.
Quello che io non sapevo (e magari neppure voi) è che a Roma è stato anche pensato e poi scritto. Praticamente in ogni canzone c'è un riferimento alla nostra Capitale, siano le scorribande in Piazza Cavour o il suono inconfondibile della sirena della nostra ambulanza.


E' quasi incredibile pensare a una dedica tanto accorata alla nostra penisola. Mi era sempre sembrato che non gli piacessimo molto noi italiani Forse m'ero sbagliatoo forse è stato lui a cambiare idea. Solo gli imbecilli non cambiano mai idea.
Ognimmodo, il disco è uscito ed è qui. Devo ammetterlo: s'è fatto talmente un gran parlare che lo aspettavo con troppa ansia. Sarà forse per questo motivo che Ringleaders mi ha lasciato inizialmente un po' perplesso. Mi aspettavo che Morricone fosse un po' più presente o, per contro, che ci fosse un po' più di chitarra elettrica (Boz Boorer è in splendida forma, tra l'altro).
Invece no: è un album con arrangiamenti epici densi di archi, con ballate e con pezzi di rock emotivo. Il solito disco di Morrissey. E nel caso del Nostro, la parola solito può anche avere accezione positiva.
Difatti, se è doveroso riconoscere che un paio di pezzi (The father who must be killed e I Just want to see the boy happy) sono proprio bruttini, lo è altrettanto dire che l'album non è per niente male. Certo: i guizzi geniali del passato sono ben altra cosa ma, si sa, Morrissey (un po' come Bowie) si perdona con facilità. E con questa formula viene facile provare affetto per questa icona incontrastata degli anni 80 che, in quanto tale, è ancora oggi venerato da uno stuolo di ammiratori (anche) illustri.
L'album somiglia un po' a Strangeways here we come di The Smiths (che sembra essere il preferito di Moz tra i dischi della sua band d'origine) e come per quel disco, anche qui l'impressione è che il lavoro si sia svolto in uno stato di gran confusione. Se per Strangeways la tensione era alta a causa dei cattivi rapporti tra i componenti di un gruppo già praticamente sciolto, qui può essere ricondotta al cambio di produzione che ha visto subentrare il tremendo Tony Visconti in corso d'opera a rimpiazzare Jerry Finn.
Quando però arriva lui, tutto si rimette a posto. Se c'è una voce ancora in grado di fermare il correre delle stagioni, questa è la sua. Più matura e precisa che mai alla ricerca continua di allontanarsi da quei sovracuti e gridolini che sono stati (e sono tutt'oggi) tra i più imitati della stroia del rock per poi ricaderci quasi autocompiaciuto ma indenne. Ritorna il maestro e siamo tutti lì in adorazione ad ascoltarlo mentre canta, con la passione e la solidità di sempre aspettandoci di poterlo collocare nel nostro cuore quando, probabilmente, sarebbe più semplice farlo arrivare semplicemente alle orecchie e niente più.
Il problema è proprio questo: Morrissey è talmente pervaso da mitologia che diviene difficile affrontarlo per quello che in realtà vuole essere: un cantante rock appassionato di Sandie Shaw e Rita Pavone. Visto così, Ringleaders è un ottimo album, con alcune bellissime canzoni che ben si adageranno nella scaletta dei prossimi concerti a fare da supporto ai capolavori del passato.
I testi, OK, possono far sorridere. Quel piglio nichilista suona un po' strano se arriva da un quarantasettenne miliardario, ma come negare l'immutata capacità di mettere assieme le parole di questo bizzarro quarantasettenne miliardario? Al di la delle citazioni colte da cinema italiano (Da Pasolini a Visconti passando per Anna Magnani) è con tenerezza che ci avviciniamo alle sue liriche quando (proprio in apertura) ci dice Nessuno sa cosa sia la vita umana, perché ci siamo e perché ce ne andiamo. E allora perché io me ne accorgo? oppure quando chiede aiuto a Dio perché è stanco di fare la cosa giusta.
Come si farà presto a immaginare, questo album non ha elementi che lo discostino dalla canonicità degli altri lavori di Morrissey, ma resta un disco di grande ispirazione e perfetto sia per i nostalgici che per i nuovi adepti.
Disponibile anche in edizione lusso con DVD.
Piccola nota: nel sito di Morrissey potete votare la canzone di The Smiths che vorreste sentirgli cantare nel prossimo tour. Sta vincendo quella che anche io ho votato.
Voi? Che vorreste sentire? Andate e votate!

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