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Morto Franco Califano

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È proprio una Pasqua tragica per la musica italiana. Venerdì Enzo Jannacci, sabato Franco Califano. Nell’arco di 24 ore se n’è andato prima un simbolo di Milano, poi uno di Roma, “Er Califfo”.

Era nato a Tripoli, il 14 settembre del 1938. Cantante, ma anche scrittore, attore, personaggio nella stagione dei reality tv, fu, tra l’altro co-autore di canzoni come "Minuetto" di Mia Martini, o "Un grande amore e niente piu", o ancora "E la chiamano estate". Califano ha firmato alcune dei più bei titoli della canzone italiana, come "La musica è finita", "Una ragione di più", ha scritto per gli interpreti più prestigiosi, a cominciare da Mina, ha composto "Gente de borgata". Ma se c’è un titolo che sintetizza la sua vita e la sua carriera è "Tutto il resto è noia", un caso di scuola di brano che diventa un manifesto esistenziale. Ha scritto per Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Renato Zero, Bruno Martino.

I suoi ultimi anni sono stati difficili: aveva sperperato un patrimonio, il fisico, cui aveva sempre chiesto molto, cominciava a cedere e finì sui giornali perché aveva richiesto l’aiuto della legge Bacchelli. Il 18 marzo aveva cantato al Sistina di Roma.

Fino all’ultimo giorno non ha smesso di cantare e di scrivere canzoni", spiega il cantautore Enrico Giaretta, suo pianista e figlio artistico. "Il Maestro - racconta - stava per partire per un ‘mini tour’ con accompagnamento di pianoforte, batteria, chitarra e contrabbasso. Era entusiasta di questa nuova avventura. Avremmo dovuto suonare il 4 aprile a Porto Recanati e, pochi giorni dopo, avevamo un appuntamento in sala di incisione ad Avezzano. All’improvviso, la notizia della sua morte. Siamo tutti increduli. Si è chiuso per noi un’era", conclude. Califano stava lavorando anche ad un progetto di canzoni in romanesco rivisitate in chiave jazz.

Le sue vicende giudiziarie, la sua vocazione alla trasgressione e l’insofferenza verso le convenzioni hanno sicuramente aiutato a far nascere il mito dello chansonnier maledetto ma sicuramente non hanno aiutato la sua carriera (nel 1984 ha inciso l’album "Impronte digitali" agli arresti domiciliari). È stato un personaggio scomodo, controverso, che ha messo in scena la sua vita al massimo e che, forse, ha amato davvero soltanto la musica.

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