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Muse concerto a Rock in Roma, esplosione di musica e di proteste

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Sabato, dopo una spasmodica attesa, è stata la data dell’atteso concerto dei Muse al Postepay Rock in Roma che ha registrato un sold out di 35 mila persone ma allo stesso tempo ha scatenato tante proteste e addirittura una petizione per la richiesta di rimborso sul sito change.org.

Leggi i concerti in programma al Postepay Rock in Roma

L’adrenalinica band di Matthew Bellamy ha portato a Roma, nell’unica data italiana il suo “Drones World Tour”, un appuntamento senza eguali per un concerto che in 90 minuti ha spaziato tra le canzoni dei loro 7 album, un evento che si prospettava davvero sensazionale ma che ha scatenato sul web le proteste dei fan che hanno partecipato alla kermesse romana.

In effetti l’Ippodromo delle Capannelle non è stato come l'Olimpico di Roma in cui due anni fa la band ha riunito al suo cospetto ben 60.000 fan e in cui il gruppo ha registrato il video del live per trarne un Dvd ufficiale del loro tour.

Le proteste dei partecipanti che hanno affollato la pagina Facebook del Postepay Rock in Roma e che si stanno rincorrendo sempre più sui social network, mettono in evidenza che il concerto non si è svolto all’altezza delle aspettative infatti sono piovute polemiche che riguardano soprattutto la location, non congeniale per un evento del genere e dovute ai "toni" troppo bassi del concerto, per cui chi stava troppo dietro non è riuscito a sentire granché.

Dunque il concerto secondo i partecipanti, a parte la performance impeccabile del gruppo in un’esplosione di vera musica e colori, non è valso il prezzo del biglietto pari a 70 € (all'Olimpico l'ultima volta il costo era stato di 55 €). Oltretutto i fan dopo il concerto sono rimasti letteralmente bloccati a Capannelle riuscendo a tornare a casa dopo oltre 4 ore dalla fine del concerto.

E’ dunque soprattutto l’organizzazione ad essere stata presa di mira dai fan del gruppo britannico tanto che su Change.Org è già partita la petizione diretta al sindaco di Roma Ignazio Marino e all'organizzazione dell'evento per il rimborso dei costi relativi alla partecipazione al concerto.

(Guarda l'esibizione dei Muse al Postepay Rock in Roma 2015)

Questo il testo della petizione da destinare al primo cittadino e all'organizzazione di Postepay Rock in Roma: “È inaccettabile che nella Capitale d'Italia vengano autorizzati eventi in cui viene lesa la libertà individuale, la sicurezza e il benessere fisico degli avventori. L'evento si è svolto all'insegna dell'illegalità, numerose norme di sicurezza sono state ignorate, a più riprese si sono verificate situazioni di pericolo per i presenti seguite da svenimenti e malesseri, il numero di partecipanti era decisamente superiore a quello che la location era in grado accogliere, l'organizzazione dei trasporti pubblici e della mobilità in generale è stata pessima, al punto che centinaia di persone sono rimaste segregate per ore all'interno delle proprie automobili o presso la stazione ferroviaria Capannelle, nel tentativo di abbandonare la location dell'evento. Si richiede pertanto un immediato rimborso di tutte le spese dimostrabili sostenute dagli avventori (biglietto, viaggio, alloggio), al fine di scongiurare l'inevitabile azione legale collettiva contro il Comune di Roma e gli organizzatori The Base srl”.

Dunque un evento che doveva fare di Roma un’ambita meta per i fan di tutta Italia dei Muse, è diventato secondo molti un vero e proprio caso di mala organizzazione per la Capitale, per un evento che non è stato gestito nei migliori di modi e che ha trasformato un appuntamento così importante per gli amanti della buona musica in una sorta di calvario, i cui partecipanti non perdono occasione per metterlo in evidenza.

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