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Nathalie first lady di X Factor, ma che fatica

di Simone Cosimi 

Certo che aprire la finale con un tip-tap di Facchinetti – agghindato come il Cantagallo di Robin Hood – non è il massimo. Soprattutto se arrivano urla orrorifiche da chi sta seguendo Roma-Bayern Monaco (evidentemente, e a malincuore, non si tratta del sottoscritto). Tant'è: serata conclusiva della quarta edizione di X Factor, tre talenti meno pesanti della scorsa edizione ma comunque degni di un'opportunità discografica. Nathalie e Davide, in particolare, per ragioni diverse. Anche quest'anno in collegamento ci sono gli zii di turno affidati alle cure di un plotone di sgallettate capitanate da Antonella Elia.

Risparmio la 'storia' del talent show, dai numeri oggettivamente imponenti, perché come a Napoli ne sento ormai il fetore sin dal primo piano. S'inizia con un megamedley dedicato al povero Elvis dal sapore piuttosto circense ma comunque digeribile. A parte l'inquietante Nevruz nella seconda parte. In due minuti la Roma va sotto di due pallini. Cominciamo bene.

Entrano i Johnny Glamour Brothers alias Aldo, Giovanni e Giacomo che, ormai appannati da anni di onesto lavoro, fanno la loro (mesta) figura. Continua la prima manche con il duetto Nevruz-Federico Zampaglione (?) su Per me è importante. Forse se avessero provato e affinato un altro po' il pezzo se la sarebbero cavata: così, è rimasta la solita canzone sospesa a mezz'aria e viziata dall'uso di un insopportabile timbro grave alla Demetrio Stratos wannabe. Il carico pubblicitario è pachidermico: la finale ha un (non) ritmo singhiozzante degno di una partita a tennis fra commercialisti. Esilarante il mancato body surfing di Nevruz proprio mentre Marco Borriello infila la porta monegasca con la forza della disperazione. Per un momento s'intravedono due lesbiche che si sbaciucchiano nel corso del collegamento con Modena. Sono segnali. Forse di fumo.

Si fa sul serio con il duetto di Nathalie. Grazie all'aiuto di una bravissima Skin (ormai bazzica più lei X Factor che Carlo Pastore), che spinge poco e sul ritornello si scambia controcanti molto morbidi con la cantante romana, ne esce un'esibizione di spessore. Forse una delle poche cui abbia assistito in questa quarta edizione. All'altezza della situazione, esattamente il contrario di quanto proposto dalla coppia precedente. La Roma spinge in cerca del tignoso due a due.

Ancora Francesco Renga, autore dell'inedito di Davide, stavolta convocato per il duetto di rito. L'impressione è che nell'intero repertorio del cantante bresciano non si potesse pescare pezzo meno adatto: alla fine Davide ne esce fuori con dignità perché non è che bazzichi poi territori chissà quanto lontani dai suoi. Ma comunque diversi. Soprattutto vocalmente. Comunque salva il salvabile. Mi dicono che Berlusconi è intervenuto in diretta a Ballarò. La prossima volta gli dessero il telefonino di Elio.

Finalmente avviene la fusione a freddo fra il talent show e Voyager: l'irreprensibile Giacobbo svela l'arcano della cravatta di Enrico Ruggeri. Il mitico look da pretrombata. Che, come dice la Maionchi, vira ormai verso la predormita. Affoghiamo nelle boiate. La Roma intanto pareggia con Capitan Futuro e inizio a pregare. Dopo due minuti, come se qualcuno avesse accettato i miei ossequi, accade l'impensabile: rigore per i giallorossi trasformato da Totti. Cagnara capitolina: un vicino bussa in vestaglia in preda a evidenti miasmi corporei, un altro ulula come una scimmia evirata. Ripartono gli inediti dei tre finalisti: davvero volete farmeli commentare di nuovo? Fra l'altro, l'editoriale sta sfiorando lunghezze che nemmeno un romanzo di Umberto Eco. Tanto il migliore è quello di Nathalie. Punto.

Rinfrancato da una cospicua dose di caldarroste extralarge e un clamoroso tre a due rifilato ai bavaresi riesco addirittura a sorbirmi il pezzo inedito di Nevruz, che stasera mi pare più convincente. Non so perché, sarà il buon umore o i paletti in ghisa piantati sotto casa mia per contrastare la sosta-selvaggia. Nuova sosta, la serata s'allunga come una mostruosa gelatina e i Take That sembrano lontani come il trattato di Tordesillas.

Invece arrivano quatti quatti e sfornano una The Flood semplicemente perfetta. Nulla da aggiungere, non credevo nemmeno se la rischiassero dal vivo. Robbie Williams, appena imbolsito da anni di psicofarmaci e altri pastrocchi sintetici, va pian piano trasformandosi in una sorta di nuovo Morrissey. Come da previsione, passano all'ultimo turno Davide e Nathalie. 'L'ottimo ministro Fitto saprà darle altre risposte'. L'altro superospite, l'utimo della stagione, è Elisa: il nuovo pezzo non mi esalta, carino ma si sfilaccia strofa dopo strofa. E lei non è perfetta, per quanto l'asticella sia piazzata in alto. Potevano tenersi 'sti quattrini, in Rai, che il periodo è critico. A proposito di crisi: quest'anno c'è pure il premio della critica. Hai capito che si sono inventati? Stai a vedere se non lo danno a Filipponi.

Dopo l'ennesima sosta spero in un rush più snello verso il verdetto, anche perché avendo deciso di ridurre drasticamente il numero di caffè quotidiani avrò presto bisogno di una cura Ludovico van (Alexander DeLarge docet) per rimanere desto. Partono i due medley conclusivi stile Karaoke seguiti da una facilissima Imagine piano e voce che proprio non si poteva scegliere altro fra i miliardi di pezzi composti nella storia del pianeta e trenta secondi a cappella che Davide fa appena in tempo a eseguire prima di essere scaraventato giù dal palco per la 'regola della mezzanotte'. Sono emozionato: vedo il mio martedì sera liberarsi col botto da un fardello ormai insostenibile.

Sembra tutto pronto per la proclamazione del vincitore quando ricacciano sul palco Renga. Aiuto, temo rispunti anche Gianni Morandi nascosto sotto al tavolo dei giudici. E invece è ancora Filipponi a fare capolino coi suoi occhialoni neri, addirittura in bicicletta, per cantare Vivrò. Facchinetti ringrazia mamma, sorella, cugini, zii e nipoti e come in un parto pentagemellare sembra avvicinarsi il verdetto, ma partono ancora due videostory con la sola Nathalie sul palco e l'ectoplasma di Davide (ma sarà già al letto, sotto le copertine, in camerino?). Intanto Nathalie si porta a casa il premio dei giornalisti. E, a sorpresa, anche la vittoria finale, prima donna in quattro edizioni. Nessuno mi toglie dalla mente che l'inedito, il suo inedito, sia stato determinante. Alla faccia degli strateghi della discografia. Salute a tutti.

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