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Negramaro - La finestra

Etichetta: Sugar - Voto: 3
Brano migliore: Non se ne salva uno

Tutti i lettori di SentireAscoltare ed Excite dovrebbero ascoltare questo disco. Non vi dico certo di comprarlo, ci mancherebbe. E neanche di scaricarlo, eh, non sia mai.
Però, visto lo sfracello di copie che piazzerà al gran bazar, non sarà complicato trovare un fratellino, un nipote, una figlia (ahivoi...), il fidanzatino della sbarbina del vicino, un collega rincoglionito, qualcuno insomma che non gli scomodi prestarvi 'sto cd.
Il difficile è chiederlo col giusto distacco, perché è chiaro che avete (abbiamo) una dignità da difendere. Fatevi forza. E' una prova dura, non lo nego, ma alla fine c'è un premio.

Sì perché come minimo questo La finestra è un granellino di sale circa lo stato delle cose. Di certe cose. Cose nostre, d'Italia provincia d'Impero.
Un discorso che musicalmente si esaurisce subito: pigra miscellanea di stilemi e umori Muse, Jeff Buckley, Radiohead, Coldplay e via indiepoprockettando.

Chiaramente il buono degli originali - quando c'è - svapora nelle concrezioni di strofe e ritornelli senza palle né cuore, tra i marchingegni eminentemente mimetici ovvero arrangiati e suonati con arguzia e mestiere (a furia di scappellotti vergati da mamma Caterina Caselli e babbo Corrado Rustici, presumo), appena smossi da imbarazzanti bizzarrie (l'orrido intervento del Coro dell'Accademia di Santa Cecilia in E ruberò per te la luna, come un Battiato maldigerito nonché incompreso), cantati col tormento spiegazzato e yodel asfittico che fibrillerà ovaie puberali e quel po' di neuroni spauriti (quando ci sono).

Una soundtrack ideale insomma per la massa di cretini che affolla quel famoso luogo del cazzo tre metri sopra il cielo (ritengo esaurito con ciò l'argomento liriche, e soprassediamo circa il cameo di Jovanotti in Cade la pioggia).

Ecco il punto: costoro - i "mocciosi" - esigono emozioni scomode ma morbide, bramano appartenere ad un calderone di pseudo-alternativi, a quel branco di diversi uniformi pronti per essere cotti e sbranati dall’industria griffatara e quindi immortalati dai Corona-TG.

Sentono di possedere una marcia in più rispetto a quei cazzoni dei Lunapop, d'essere troppo avanti per quei tardoni dei Nomadi, che ben vengano i ruspanti d'Albione e d'America fermi restando il santino di Elisa in una tasca ed il tocchetto di fumo del Blasco nell'altra.
Per tutto ciò, quale miglior cartina di tornasole della ghignante ghost track, torvo delirio pseudo-Cave nascosto sotto il tappeto, come un sasso lanciato a mano nascosta, un vorrei ma non posso perché c'è da far frullare la grana, e vissero per sempre pusillanimi e contenti.

Ascoltatelo, vi dico. Cogliete il senso. Poi toglietevi la soddisfazione di gettarlo lontano da voi. Fa bene al cuore. All'anima.


di Stefano Solventi per SentireAscoltare

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