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Negrita - L'uomo sogna di volare

Etichetta: Universal Voto: 5-
Brano Migliore: Greta
 
Primo comandamento: mai fare un disco appena tornati da un lungo viaggio alla scoperta di se stessi e del vero senso della vita.
Già in troppi ci sono cascati (da Paul Simon a Vecchioni passando per Jovanotti e la Morissette) e si sono visti i risultati, eppure sembra che la lezione sia ancora tutt'altro che recepita.

Il Sud America in classe economica strumenti in spalla, i concerti in località amene il cui nome finisce sempre con la esse, lincontro, lo scambio, la scoperta dellaltro mondo, la rivalutazione della latinità: tutte belle cose sia chiaro. Peccato però che i Negrita non si siano fermati al diario e alle foto suggestive di cui vantarsi con gli amici, ma abbiano deciso di farci su un disco.
 
Un disco in cui il potente muro di elettricità red-hot che i nostri, bene o male, sono sempre riusciti a sbattere in faccia ai numerosi detrattori, questa volta annega in un mare di pop riflessivo e terzomondista (poche distrosioni, parentesi rap, virate reggae e atmosfere che strizzano più di un occhio alla maniera manuchaiana) che oltre a non graffiare non riesce mai a varcare la soglia dellanonimato.

I testi? Oltre ai soliti innocui strali contro lipocrisia di fantomatici loro (Uh Come diventa facile Voltarsi e non guardare Come diventa facile Pensare non è colpa mia) che dalla lontana Cambio (1994) non si perde loccasione di riproporre, e a qualche storia di giovane vita vissuta in cui per fortuna il livello si alza (Greta), segnaliamo il rap-pippone trendy e stantito contro la globalizzazione, George Bush e compagnia bella, di Sale.
 
Insomma, questo Luomo sogna di volare scivola su una piega musicale (Destinati a perdersi e Il branco) e lirica (Rotolando verso sud) che in più episodi ricorda da vicino gli ultimi tristi episodi dei Litfiba pre-scisma, i quali provarono diperatamente ad aggrapparsi ad una combinazione di ismi (ribellismo-buonismo-esotismo) per fermare la discesa verso il girone dei rinnegati a cui la storia del rock italiano li avrebbe giustamente relegati.
Proprio loro che di quella storia avevano scritto un capitolo fondamentale.
 
E i Negrita in questa storia che posto hanno?
In questi anni hanno gradualmente scelto di non averlo. Una scelta più che legittima, per carità, e senza dubbio redditizia. Una scelta che ha come sigillo proprio questo ultimo lavoro.
 
 
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