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Northpole - Northpole

Etichetta: I dischi de lamico immaginario Voto: 8.5
Brano Migliore: La distanza, Laura, Luca Marc (la canzone del Piave), La musica si è fermata.


Qui ci hanno insegnato a camminare storti, vale a dire zero lire in nessuna banca.
Il precariato sta diventando cool: film, documentari, santi finti e repertorio di comici di pseudo-denuncia. Un ammasso maleodorante di stereotipi talmente comodo e banalizzante che rischia di seppellire la vera sostanza di questa triste storia. Eccola lì: la prima riga. Facile facile.
Quella facilità da pugno in faccia che poi è la forza di questo esordio della band di Castelfranco Veneto.


Fa un po strano parlare di album desordio per una band che vanta più di dieci anni di militanza nellundergroud italiano, ma tantè. Una formazione coetanea delle due corazzate indie-rock di casa nostra (Afterhours e Marlene Kuntz) ma con un percorso totalmente opposto. Quando queste dieci anni fa cominciavano la loro minirivoluzione facendoci scoprire che, grazie a dio, rock italiano non era solo Vita spericolata e Lacio drom, i Northpole potevano vantarsi della benedizione di sua maestà John Peel sui primi loro esperimenti in inglese. E ora, quando Agnelli e Godano mettono il primo timido piedino aldilà delle alpi cominciando a tradurre i loro pezzi in inglese, cosa fanno i Northpole? Il miglior album rock italiano del 2005.

Un disco di una bellezza limpida, sontuosa e disarmante. A cominciare dallartwork: una curiosa e non si sa quanto volontaria rielaborazione della copertina di Nevermind.
Sentenze che bruciano. Stranianti bozzetti che stanno lì a dimostrare che per emozionare con lidioma nostrano non è necessario essere per forza maudit autocelebrativi o peggio dare sempre limpressione di aver appena ingoiato uno Zingarelli.
Impresa ardua che lanno scorso era riuscita in pieno solo a Paolo Benvegnù con il suo stupendo Piccoli fragilissimi film.

Suoni che sanno essere di volta in volta spigolosi, morbidi o epici (grazie anche agli archi arrangiati da un altro indie-hero, Fabio De Min dei Non Voglio Che Clara) e parole che si rincorrono in un riuscito gioco di suggestioni retrò (Leppur mi son scordato di te di Battisti diventa Niente mi ricorda di te) o addirittura di altre epoche storiche. Come nella Canzone del Piave, titolo che sa di prima guerra mondiale ed eroismo, che sta messa lì nel centro esatto del disco a tirare fuori con violenza gli scheletri dallarmadio della decadente opulenza del nordest.

Ora a differenza di qualche mese fa (il disco è uscito in aprile) capita sempre più spesso di incrociarlo nei negozi. Cosa che purtroppo non si può dire della band, che per tutta lestate ha stranamente ridotto allosso lattività live.

Un delitto che si può perdonare solo in virtù di queste undici canzoni.
Ma solo per questo.



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