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Paul Weller - As is now

Etichetta: V2 - Voto: 8
Brano migliore: Blink And You'll miss it, Savage, The Pebble and the boy, From The Floorboards Up
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Comincia con delle pennate di chitarra incredibilmente ruvide il nuovo disco, As Is Now, di Paul Weller, l'ultimo dei Mods.
Lui è stato un eroe, a cavallo tra i 70 e gli 80 quando, con The Jam, si era fatto portavoce del ritorno del beat violento e anticonformista legato alla stagione sixties di coloro che non stavano né dalla parte dei Beatles né da quella dei Rolling Stones.

di Joyello

La musica delle band Mods era mutuata direttamente dal blues, dal soul e dal rhythm'n'blues e così come quella dei diretti ispiratori, si rivolgeva ai lavoratori, alle classi più popolari; parlava di sesso, di violenza, di alcol e droga con la stessa facilità con la quale i complessini beat parlavano di amore e blando disagio giovanile.
Paul Weller, com The Jam in piena epoca Punk, rispolverò quel linguaggio, quell'abbigliamento e quella voglia di comunicare attraverso le corde di una Rickembacker tutto il malessere dei suoi coetanei di allora lasciando, in una discografia che si conta in poco più che le dita di una mano, un segno importante ed indelebile nelle vite di chi era giovane allora, Paul Weller per primo.Lui che negli anni 80 con The Style Council proseguì nella sua maturazione musicale con un percorso perfettamente coerente abbandonato proprio quando le imposizioni e le regole del mercato cercavano di farlo deviare verso ciò che non era, all'età di 33 anni decise di intraprendere una carriera solista, costante e intensa, che lo porta in questo 2005 ad un disco che, nota per nota, parola per parola, lo rappresenta e lo inorgoglisce. Capace di fare l'ousider anche dall'interno (dello show biz) come si può permettere solo chi è davvero un un outsider.
Ma veniamo al disco in sé. La prima cosa che ho notato nelle note di copertina di As Is Now è stata la presenza di una sezione d'archi ed una di fiati a lasciar immaginare un probabile di ritorno a certe sonorità soul-jazzy del periodo Style Council. Niente di tutto questo. Il disco è straordinariamente Rock, con una comunicativa ed una umoralità decisamente immediati e schietti.
Gli archi ci sono, sì, ma non vi dovete aspettare un Paul Weller invecchiato alla ricerca della ballata adulta con ingredienti romantici o, peggio, nostalgici.
Quando all'acceleratore viene data tregua, quelle che sentiamo sono canzoni dal sapore acustico ma aggressivo, mature e squadrate con quel timbro di chitarra elettrica, la sua, che è ormai indissolubilmente legata alle sue composizioni.
Il singolo "From The Floorboards Up" è una concentrato (2 minuti e 27 secondi) di maldestro, sanguigno e ruvido rock'n'roll. Con la stessa urgenza di "In The City", come se si trattasse della sua logica prosecuzione, 29 anni dopo.
Savages, dall'incedere lennoniano , è una ballad di denuncia ispirata alla strage nella scuola di Beslan di un anno fa quando terroristi tennero in ostaggio dei bambini ed alcuni insegnanti sparando a chiunque cercasse di scappare.
The pebble and the boy, invece, posizionata in coda al disco è l'unica vera ballata malinconica dell'opera. Condotta con il pianoforte, nel quale s'insinuano gli archi tanto attesi per tutto l'album. Una canzone struggente che racconta dell'eterna possibilità di un uomo di incontrare il se stesso-bambino. Qui la scena si svolge su una decadente spiaggia inglese e il modo in cui Weller tratta un argomento fin troppo abusato come l'età, il tempo che corre e l'esperienza, è dolce e malinconico.
Quello che si sente per tutto l'album è un Paul Weller ispiratissimo e ringiovanito.
Un quarantacinquenne che può ancora permettersi il lusso di portare jeans sdruciti e giubboto di pelle senza diventare mai ridicolo o perdere dignità.

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