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Paul Weller - Catch-Flame! Live at Alexandra Palace

Etichetta: V2  -  Voto: 8,5
Pezzi Migliori: You do something to me, That's Entertaiment, Peacock Suit...

Paul Weller ha una vera passione per il palco. Ama profondamente, a differenza dei suoi idoli di liverpool, la dimensione live.

Da sempre, infatti, gli album registrati in concerto segnano le tappe fondamentali della sua carriera. Ne ha fatto uno fatto con The Jam, uno con The Style Council ed anche quando, finalmente, critica e pubblico smisero di sottovalutare la sua carriera solista, nel 1994 pubblicò Live Wood, versione live del suo best seller Wild Wood dellanno prima.

Quando lautunno scorso lho visto al Vox di Nonantola,  ricordo di aver pensato che forse i tempi erano maturi per il primo VERO album live della sua carriera post-Council e solo pochi mesi più tardi vengo accontentato con questo sublime doppio Catch-Flame!.

The Cappuccino Kid, 47 anni, ha ricevuto pochi mesi fa un Brit Award (meritatissimo) alla carriera che, contrariamente al maestro McCartney (che lha rifiutato pensando che fosse scaramanticamente poco rassicurante) ha ritirato con grande orgoglio. Weller sa benissimo di essere uno dei più influenti personaggi del pop-rock inglese. Sa di aver alimentato la stagione del Punk, il revival del Mod-ism e del Northern Soul. E cosciente di essere lispiratore del Brit Pop e dello Shoegaze inglese. Lo sa. E per questo, forse, se la tira anche un po. Fa lantipatico, il merda inglese, se ne frega di tutto e va dritto per la sua strada.

Una gran bella strada che in questo disco viene ripercorsa con grande passione e coinvolgimento, come se si stessero guardando le diapositive di un viaggio lungo trentanni, senza dimenticare le tappe fatte in compagnia di vecchi amici come Bruce Foxton, Rick Buckler e Mike Talbot.

Il suono è crudo e potente, anni 70, per certi aspetti, ma inciso benissimo. Non ho notizie di una versione in DVD ma se ci fosse risulterebbe quasi superflua. Il disco, da solo, riesce talmente a trasportarci nelluniverso di Paul Weller che sembrerà proprio di stare davanti al palco a ballare e cantare.

Latmosfera parte aggressiva con una mezzora al fulmicotone che si rallenta un po solo con larrivo di Savages dellultimo As is Now, con anche la stupenda Up in Suzes Room del grandioso Heavy soul e leccellente medley Porcelain Gods / Walk On Gilded Splinters di Stanley Road.

Il secondo volume si apre subito con un tuffo al cuore: In the crowd, dal repertorio dei Jam (con tanto di assolo di batteria, il solito fedelissimo Steve White, in stile Keith Moon) seguita dalla più jammosa delle tracce di As is Now, Come on lets go. Un tripudio di rocknroll, beat, soul, R&B e Punk, offerto da uno dei più versatili personaggi della storia della musica giovanile inglese.

Nel disco cè spazio anche per una parentesi acustica da brivido: You do something to me, Wishing on a star (cover dei Rose Royce), Wild Wood, dove la pelle doca è inevitabile, e la recente The Pebble and the boy con un Weller ispiratissimo al piano elettrico.

In chiusura un altro paio di ripescaggi dal suo repertorio giovanile con Thats Entertainment e A town Called Malice coi suoi strabilianti rimandi Motown, ripercorso anche con le due uniche (ma inevitabili) concessioni al suo periodo Style Council, Long Hot Summer e Shout to the Top.

Un live album per chi ha ama il volume alto e la grande passionalità del suono live. Di quelli che non  lasciano molto spazio alleffetto nostalgia e che suoneranno fra quindici o ventanni con la stessa forza espressiva di oggi. Un disco per il quale scrivere una recensione è piuttosto facile, sarebbe sufficiente trascrivere la tracklist per rendere lidea del contenuto, Un album impedibile, fatto di vera musica e di sudore con un coinvolgimento pazzesco e potente. Un disco, insomma, da comprare subito.

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