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Paul Weller, Live a Nonantola (MO) 27/10/2005 - Recensione

Già in autostrada, dirzione Nonantola, lo sapevamo: quello che ci stava portando al Vox era uno dei pochi superstiti della scena (chiamiamola) Punk inglese degli anni 70. I nostri tempi


a cura di Joyello

Paul Weller giovedì scorso, ha tenuto alta la tensione per abbondanti due ore di spettacolo alternando sapientemente (e furbescamente) i pezzi più rock alle ballate più dolci, tutti estratti dagli album della sua carriera solista con solo una concessione a The Jam (In the crowd) e una manciata di canzoni prese dal repertorio di The Style Council (Tra tutte spiccava la versione acustica di The men of great promises e un omaggio allingustamente sottovalutato The cost of Loving) dei quali in formazione attuale rimane il leggendario batterista Steve White.
Lo show architettato attorno alle canzoni del nuovo As is now ha deliziato il nutrito pubblico (pochissimi under 30, peccato!) in una performance a dir poco entusiasmante, sottoilineata, qui e là, da quelle piccole imprecisioni che amplificano la potenza del Rock genuino di Weller.
La sua voce, sempre inconfondibilmente soul ha perso un po di precisione e qualche piccola stonatura ha fatto capolino soprattutto nelle canzoni del passato.
Il gruppo (con, oltre al già citato White, anche un altro celebre fedelissimo come Damon Minchella al basso) è apparso affiatato con anche gigioneggianti trucchetti da vecchi rockers come assoli ben piazzati e intermezzi improvvisati di vecchia scuola.
Ma era soprattutto lui, il front man, a farla da padrone: un personaggio di grande carisma, magrissimo e in gran forma psicofisica (magariecco forse una spuntatina ai capelli la si potrebbe dare), ci ha portato indietro nel tempo alle strepitose sonorità di quel rock inglese tanto rivalutato di questi tempi.
Weller, quasi sempre con la chitarra a tracolla (tra lui e il chitarrista ne sono girate sul palco 14 tra Gibson di vari modelli, un paio di Gretch semiacustiche e una Fender telecaster) eccetto una manciata di pezzi per i quali sè seduto al piano elettrico.
Di queste ultime una menzione speciale va dovuta a The pebble and the boy con un bel lavoro di tastierista e chitarrista che, coadiuvati da mellotron ed e-bow, non hanno fatto rimpiangere gli archi della versione in studio.
Momenti psichedelici, altri spumeggianti, grande intensità rock e (inevitabilmente) un pizzico di nostalgia, sono stati la ricetta perfetta di un concerto sfavillante come non se ne vedevano da tempo.

Leggi la recensione di As is now

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